IL PIANETA DEI DINOSAURI

La navicella Odissea si perde nello spazio e l’equipaggio è costretto a un atterraggio d’emergenza su un pianeta sconosciuto. Morfologicamente simile alla Terra, il pianeta non mostra segni di civiltà e, credendolo disabitato, i membri dell’equipaggio sono costretti ad attendere che qualcuno arrivi in loro soccorso. Scoprono però che il pianeta è in realtà popolato da una colonia di dinosauri preistorici, di cui il più pericoloso per la loro sopravvivenza è un tirannosauro rex, assetato di sangue.

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Titolo originale: Planet of the Dinosaurs
Anno: 1977 I Paese: U.S.A.
Regia:  James K. Shea
Attori: Mary ApplesethHarvey ShainDerna Wylde 
 

Appena un anno prima dell’uscita di un capolavoro come Alien viene pubblicato questo pietoso lungometraggio di fantascienza basato su un uso pacchiano dello stop motion, neanche fosse un catastrofico giapponese degli anni ’60.
Una piccola parte dell’equipaggio di una nave spaziale riesce ad allontanarsi con una scialuppa prima della vergognosa (in termini scenici) esplosione che la distrugge e riesce ad atterrare su uno sconosciuto pianeta che sembra la riproposizione su scala planetaria dell’Arizona. Nemmeno il tempo di rendersi conto della situazione ed ecco che una ragazza dell’equipaggio viene sbranata da un lucertolone mentre nuota in un lago generando una enorme macchia color porprora, mentre la scialuppa affonda con uno degli effetti speciali più patetici mai visti.
Per i nostri eroi si mette male: sono atterrati sul pianeta dei Dinosauri e le possibilità di sopravvivere “si sono ridotte del 25%” perché nella rovinosa fuga è stato perso un fucile laser (?!) che in realtà sembra un trapano elettrico della Black&Decker.
Il leit-motiv del film diventa dunque la ricerca di un posto sicuro nel quale aspettare di essere raccattati da qualcuno: la maggior parte degli 80 minuti della pellicola è coperta da tediose scene nelle quali vediamo un ridicolo manipolo di astronauti, vesiti con tutine attillate che sarebbero imbarazzanti anche per i Bee Gees, vagare nel roccioso deserto cercando di sfuggire gli attacchi dei dinosauri, capaci di manifestarsi all’improvviso anche nei posti più angusti. Le poche scene in cui i dinosauri combattono fra di loro o inseguono i protagonisti sono ovviamente il piatto forte del film perché i movimenti dei pupazzi sono così scattosi ed approssimativi che risulterebbero accettabili solo se fossero realizzati da bambini delle elementari. Il massimo del ridicolo viene raggiunto quando un triceratopo incorna in pieno petto il più odioso del gruppo facendolo poi cadere da una rupe: questa scena da sola merita la visione del lungometraggio per la scattosità della corsa del dinosauro e per il modo vergognosamente posticcio con il quale la rigida salma del tizio viene “attaccata” alla pellicola per immortalare la sua caduta (sembra un videogioco mal realizzato).
Quando ormai il gruppetto si sta assottigliando sempre di più, ecco che una serie di litigi e di deliranti discussioni sulla ribellione all’autorità (il capo vorrebbe infatti soltanto continuare a scappare) fanno rinascere il sopito orgoglio degli uomini, che decidono con successo di trasformarsi da prede in cacciatori, sterminando uno ad uno i dinosauri (la trappola escogitata per far fuori il Tirannosauro deve averla teorizzata il nipote di 5 anni dello sceneggiatore…).
Il finale è inaccettabilmente bucolico: i sopravvissuti hanno ormai accettato di vivere nel nuovo mondo e si sono costruiti una sorta di ranch preistorico dotato di molti comfort.
Accompagna il tutto una colonna sonora fatta di suoni pseudo-psichedelici e tremendi ragli, secondi in bruttezza solo alla resa dei colpi dei fucili laser.

Recensione da Filmbrutti