COLOR ME BLOOD RED

Un noto critico contesta ad un eccentrico artista, in occasione dell’apertura della sua galleria, di essere incapace di utilizzare il colore. Così l’artista decide di dipingere i suoi nuovi dipinti col proprio sangue. Dopo un po’ si indebolisce per la perdita di sangue, così inizia a utilizzare il sangue di altri per dipingere.

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Lingua: SUB 
Sottotitoli a cura di Umberto D

Titolo originale: Color me Blood Red
Anno: 1965 I Paese: U.S.A
Regia: Herschell Gordon Lewis
Attori: Gordon Oas-HeimCandi ConderElyn Warner 

 

La moda delle trilogie ha fatto si che anche i primi tre film di Herschell Gordon Lewis venissero considerati una specie di “Trilogia del sangue”, più precisamente stiamo parlando del classico d’esordio Blood Feast,  il secondo e  divertentissimo Two Thousand Maniacs e, a chiusura, questo “Color Me Blood red”, storia di Adam Sorg (Gordon Oas-Heim) un pittore pazzerello che vive in una baita sulla spiaggia e scopre il pigmento perfetto per i suoi quadri nel sangue umano, dapprima usa il suo ma gli svenimenti non permettono di stare in piedi e quindi decide di utilizzare il sangue delle sue modelle per completare le sue opere, divenendo così un omicida psicopatico.

In realtà questa trilogia non ha nessun tipo di connessione fra i suoi film se non l’uso smodato del gore (anche se in “color” è molto più attenuato) che del resto rappresenta l’anima dei film di Lewis, per i quali è giustamente considerato l’inventore del genere splatter. In ogni caso l’elemento che più caratterizza i suoi film, oltre al low budget, è l’ironia pungente che caratterizza gli eventi a partire dall’introduzione in cui vediamo un uomo vestito elegante che poggia un quadro per terra, dopo averlo contemplato, e gli da fuoco. Anche la pazzesca corsa con i pedalò con Sorg armato di lancia che insegue una delle sue vittime ha un che di ironico, quasi una sorta di citazione western o medioevale.

La confezione appare anche più povera dei titoli precedenti, girata in tre sole location (spiaggia, casa del pittore, galleria d’arte) con i soliti ragazzini che fanno il falò al mare. Certo il film risulta assai godibile ma la quasi totale mancanza di gimmick gore riscontrabili nei suoi titoli (i fantasiosi smembramenti delle sue vittime che rappresentano il marchio di fabbrica di Lewis) penalizzano però l’effetto finale, quasi a significare che il padrino del gore abbia tentato di realizzare un film serio, per una volta, trascurando budella e squartamenti a favore della storia. Non  sarebbe neanche male come tentativo ma sinceramente preferisco il Lewis di “The Wizard of Gore” o “2000 Maniacs”.

Scritto da Il Dottor Satana [Odorama Exploitation Movies]

Grazie a:Silvia Kinney Riccò


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