IL SAPROFITA

Trama: Ercole è un seminarista costretto a interrompere il percorso verso il sacerdozio a causa di un improvviso e inatteso disturbo: in seguito a un trama sembra aver perso la parola. Raccomandato dal suo padre spirituale, trova impiego presso la dimora della baronessa Bezzi come autista e infermiere personale del suo giovane figlio Parsifal, costretto sulla sedia a rotelle. Le cose prendono però una piega inaspettata: Ercole diventa l’amante della baronessa e fa sì che lei lo mandi a Lourdes insieme a Parsifal. Conta infatti lungo il tragitto di recarsi a Tolosa, dove c’è uno specialista che si dice potrebbe fargli tornare la parola. Durante il viaggio in treno, però, i due incontrano una ragazza che scatenerà una competizione tra maschi. Con conseguenze inattese.

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Titolo Originale: Il Saprofita
Anno: 1974
Paese: Italia
Regista: Sergio Nasca

Recensione:
“Col termine saprofita, dal greco σαπρός (saprós) “marcio” e φυτόν (phytón) “pianta”, si indicano quegli organismi che si nutrono di materia organica morta o in decomposizione.”. Tutta la mia stima va al regista Sergio Nasca per questo bellissimo film pieno di acredine e marciume umano. Lo stesso Al Cliver dichiara in un’ intervista Nasca era un uomo di grande cultura, è diventato regista dopo essersi fatto le ossa come produttore esecutivo, e questa è la sua opera prima come regista. Molti dettagli e personaggi apparentemente inutili sono i pennelli di un dipinto decadente. La disperazione di una donna sola destinata a guidare la famiglia e il suo nome durante i rivoluzionari anni ’70. La disperazione di Parsifal, costretto in una sedia a rotelle solo con la sua morbosa pubertà. La disperazione della figlia Brunilde testimone della rovina della sua famiglia ma senza diritto di parola. Aggiunto a tutto questo, lo scenario di un sud Italia arretrato, la corruzione della chiesa (in quasi tutte le sequenze i preti maneggiano denaro), e la decadenza della nobiltà. Nella grande tradizione del cinema italiano, l’erotismo non può mancare, le tinte più forti che sorreggono l’impianto narrativo sono appunto episodi di morbosa sessualità disperata ed annoiata. Questo film ricevette un incredibile successo in pieni anni ’70 per via delle sue tematiche controverse incentrate sulla critica alla morale cattolica e alla morale alto-borghese piena di ipocrisia. Questa pellicola è una piccola gemma e vi consiglio di non lasciarvela scappare.

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