LOS ANGELES CRACKDOWN 2

Trama: La nostra poliziotta ex psicologa Karen (Pamela Dixon) passa la vita a fare le multe alle macchine in sosta, ad un certo punto viene chiamata dal capo della polizia per seguire un caso complicato di omicidio, pare che un maniaco (Anthony Gates) si aggiri per Hollywood sgozzando giovani fanciulle non prima di averle forzate a confessare di voler essere uccise dallo stesso, in cambio della propria salvezza. Il cugino del maniaco lo contatta per fare una rapina in banca, frutto di un’ idea di uno spacciatore di droga la cui fidanzata, tale Musho (Cynthia Miguel), lavora nella filiale battezzata per la rapina. La rapina non va a buon fine ma Michael (il maniaco), ora diventato boss della banda vuole riprovarci, intanto Karen e un’ altro agente infiltrato come lei, cerca di abbordare Michael in un locale notturno.

Titolo originale: L.A. Crackdown II
Lingua:
Anno: 1988
Paese: U.S.A.
Regia: Joseph Merhi

VOTO: 2 / 10
VOTO TRASH: 9 / 10

Recensione:
Desidero prima di tutto ringraziare il sito filmbrutti.com per avermi fatto conoscere il primo capitolo di questa duologia, ovvero Los Angeles Crackdown (tutto è iniziato da li), di cui ho addirittura acquistato il dvd. Questo dvd mi ha permesso di scoprire Joseph Merhi e tutti i suoi film che la Futurama ha avuto il coraggio di proporre in Italia. Rimasto folgorato da questo regista, una volta visti tutti i suoi film doppiati in italiano, non ho potuto fare a meno di soddisfare la mia brama guardandone alcuni in lingua originale, tra cui questo L.A. Crackdown II, seguito perlappunto dell’ allucinante Los Angeles Crackdown. Entrando nel vivo del film vi faccio notare subito che ogni riferimento al film precedente è stato del tutto cancellato, eccetto che la nostra psicologa Karen è proprio una poliziotta che ha smesso di seguire giovani problematiche per loro fortuna aggiungerei. Questo film si caratterizza in modo particolare per la sua trama che inizia come un thriller con un killer psicosessuale e poi comincia a deviare in una versione blanda e povera di Miami Vice, con tanto di colonna sonora hard rock e assolini di chitarra elettrica non richiesti. C’è da dire che la musica è sempre un punto forte di Merhi, sempre rigorosamente morbosa, ridondante e cupa eccetto qui nella sigla di apertura e chiusura dove sentiamo il classico bravo anni ’80 con voce femminile, per il resto è tutto sintetizzatore elettronico. Altro cavallo di battaglia sono le scene di sangue, poche ma buone. Ricordiamoci che nel mondo di Merhi la gente muore sempre a rallenty così giusto per non sprecare un effetto speciale costato dei soldi. Un mare di clichè ci inonda dall’ inizio della storia alla fine, dalla prima parte thriller alla seconda più poliziesca come dicevo, il filo conduttore è sempre la poliziotta che prima vuole giocare secondo le sue regole, poi viene espulsa dal capo che dice che quelli sopra di lui gli stanno col fiato sul collo, e poi quando c’è bisogno di nuovo di lei, si prende la sua piccola rivincita morale ed entra in azione, ma fa veramente sul serio solamente quando le ammazzano qualcuno di caro, carta carbone col primo capitolo della duologia. Altro marchio di fabbrica di Merhi oltre a proporre personaggi senza un minimo background, il cinismo sadico che il regista di origine siriane esprime verso il pubblico allungando il brodo con sequenze morbosamente soporifere, il tutto aiutato da un montaggio minimale. Non cercate di capire la trama. Guardatelo solo se siete in cerca di sofferenza maxima.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *