DOUBLE TARGET (DOPPIO BERSAGLIO)

La guerra del Vietnam è finita da parecchi anni, e Bob Ross, un eroico soldato americano che molto si è distinto in quel conflitto, si trova ora a Bangkok per ultimare le pratiche che gli permetteranno di farsi consegnare il figlio Jan, avuto dalla sua sposa vietnamita. Poichè, però, il matrimonio era stato celebrato secondo la legge americana, il rappresentante dell’attuale governo del Vietnam non lo riconosce come valido e si oppone alla consegna del ragazzo al padre. Intanto si hanno allarmanti notizie su alcuni sanguinosi attentati terroristici contro ambasciate americane in Oriente, e mentre è chiaro che appartengono tutti alla stessa matrice, si suppone che siano stati compiuti da elementi addestrati dai russi. Ross sta cercando una via per ottenere quel figlio, del quale solo da poco tempo ha conosciuto l’esistenza, quando il senatore americano Blaster, gli propone di offrirgli l’occasione di riavere Jan.

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Titolo originale: Double Target
Anno: 1987 I Paese: Italia
Regia:  Bruno Mattei (accreditato come Vincent Dawn)
Attori:  Miles O’KeeffeDonald PleasenceBo Svenson
 

Mattei e Fragasso, la coppia omicida del cinema italiano, stavolta mirano al bersaglio grosso osando proporre, senza il benché minimo ritegno, addirittura un clone di Rambo 2 (vi ricordate la scena con lui che si finge svenuto dentro l’elicottero? C’è anche qui!).
Dopo un inizio pirotecnico nel quale una serie di attentati crea uno pseudo-antefatto che ovviamente non c’entra un bel niente con la storia, ad un ex-ufficiale dell’esercito americano viene affidata un’incomprensibile missione nei campi di concentramento in Vietnam, che il nostro eroe si troverà costretto ad accettare perché è l’unica chanche che ha per ritrovare il figlioletto avuto da una giovane Vietnamita, uccisa nei “campi di rieducazione” nel tentativo di farla diventare una “vera donna del popolo” (il burocrate dell’esercito Vietnamita che spiega questo concetto, tra l’altro all’interno di un piano-sequenza abbastanza assurdo, è un vero e proprio caso umano).
Il susseguirsi degli eventi, poiché la sceneggiatura del film è stata naturalmente concepita da Mattei e Fragasso, diventa di minuto in minuto sempre più caotico visto che gli obiettivi della missione, cioè ritrovare il figlioletto (tra l’altro in una specie di orfanotrofio nella giungla invece che in un campo di concentramento) e scattare delle foto a dei registri in un altro lager russo-vietnamita, vengono raggiunti immediatamente. Il film si risolve dunque nel classico mega-inseguimento a tappe nel quale i soldati Russi e Vietnamiti (circa un milione di unità… sembrano non finire veramente mai!) cercano di fare la pelle all’eroe, al figlioletto, al soldato Toro che li guida nella giungla e alla fidanzata di quest’ultimo.
Assistiamo dunque, fra intermezzi decisamente soporiferi tipici di ogni film di Mattei, ad innumerevoli sparatorie nelle quali la fa da padrone il potentissimo lanciagranate del protagonista (colpi infiniti, ovviamente!), arma letale che stermina i malvagi Vietcong comunisti, che si cimentano in salti fuori tempo e ridicoli capitomboli da far invidia al circo Togni, e fa deflagrare le capanne dei campi di concentramento come se fossero imbottite di tritolo.
Decisamente sopra la media la scena nella quale il prode Toro, che sfoggia una recitazione superlativa al contrario del protagonista, si sacrifica in un campo minato per far fuggire gli altri, ma il capolavoro assoluto viene raggiunto nella scena in cui l’eroe viene “sparato” da un sottomarino per raggiungere la costa vietnamita: un delirio nel quale scene notturne e diurne si alternano a pezzi di un documentario (come al solito i due compari non si smentiscono mai!) nel quale un ignaro squalo aiuta inconsapevolmente il protagonista a sbarazzarsi di alcuni nemici. In questo straniante piano-sequenza succede un po’ di tutto ma l’unica cosa che segnaliamo, per non sciupare tutta la sorpresa, è un meraviglioso sotterfugio usato da Mattei per far sembrare che il povero squalo sia vicino ad una recinzione sottomarina: tale rete è palesemente sovrapposta, quasi come disegnata sulla macchina da presa, ad un’inquadratura sottratta al National Geographic!
Concludiamo questa recensione sottolineando la preziosa presenza nel film di Donald Pleasance, stavolta nei panni di un senatore semi-corrotto, al quale viene affidato il compito di reggere tutta la trama tramite una supercazzola politico-militare incomprensibile che dovrebbe, alla fine del film, illuminarci sul vero scopo della missione (l’unica cosa che capiamo è invece che tossisce fuori sincrono per tutto il film).

Scritto da Marchiño [Filmbrutti.com]


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