IL MISTERO DEL PANINO ASSASSINO

 A fine giornata, i padroni di un fast food trovano il cadavere di un cinese seduto a un tavolino. Fanno di tutto per sbarazzarsene, così come fanno i gestori del ristorante a fianco quando si ritrovano ad avere a che fare con il morto. Una telefonata anonima però complica la situazione: interviene così una commissaria di polizia molto poco intraprendente.

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Titolo originale: Il Mistero del Panino Assassino
Anno: 1989 I Paese: Italia
Regia: Giancarlo Soldi
Attori: Flavio BucciVictor CavalloMassimo Dapporto
 

Il sottobosco del cinema italiano è un mondo affascinante, ma capita che, all’atto della visione, certi reperti suscitino una delusione profonda, non ripagata neppure sotto un’ottica trash. E’ assolutamente il caso di questo filmetto, rimasto inedito nelle sale (“[…] il produttore esecutivo è scappato coi soldi e il film è stato messo sotto sequestro perché nessuno di quelli che ci ha lavorato è stato mai pagato!”*), pubblicato poi in vhs per pochi intimi dalla Playtime, ma fortunatamente passato in tv. Sia detto senza accanimento, ma verrebbe da pensare che la mancata uscita sia dovuta anche alla bruttezza del film: è straniante immaginarselo in sala. Quello cui ruota faticosamente attorno è l’assassinio di un tizio cinese all’interno di un singolare fast food, tra il palcoscenico teatrale (c’è una scalinata alla teatro Ariston), l’80s style e il futuristico. Sarà stata la coppia di gestori? Quella dei titolari? E quant’è losco quell’uomo coi baffi che si aggira? Un commissario donna inizia a indagare, così come una coppia costituita da un anziano e la nipote. Nel frattempo, dentro e fuori si fa notare un gruppone di giovani, con le loro rumorose moto.
Se il titolo potrebbe far pensare a una commedia horror, a qualcosa di bizzarro-volutamente trash (il Gelato che uccide di Larry Cohen, o i Pomodori assassini dell’anno dopo), il film fa pagar caro queste attese, perchè sì, c’è un’intenzione di umorismo, ma non è una cosa nè l’altra, non va da nessuna parte, non si capisce cos’è. E’ un dilettantesco susseguirsi di scene che lasciano increduli per inutilità e insufficienza di senso. Già dall’inizio tira un’aria strana, con la prima delle scene coi ragazzi che camminano, fanno per attaccarsi ecc., ma si aspetti quella in cui due di loro si contendono una femmina, o quella in cui sfrecciano rumorosamente in tondo sulle moto. La mancanza di polso registico è la regola, il film è diretto in modo lasso, ed è scritto in modo tale che avrebbe potuto esserlo da chiunque. La mancanza di tensione narrativa genera una noia assoluta, che unita alla sensazione di imbarazzo rende la visione qualcosa di spiacevole: non è facile giungere in fondo. E sì che dovrebbe esserci del giallo: ma il commissario (Izzo) si muove un pò come in trance e solo alla fine il personaggio del vecchio (Rabal) sciorina, nel modo meno cinematografico possibile, la soluzione del tutto. C’è qualche canzone in colonna sonora, ma spesso c’è una sensazione di vuoto sonoro che ha sapore di incompiutezza, come se al film fosse mancato del lavoro di postproduzione. Non bastasse la povertà di mezzi e scenografie, a cui tenta di dare un colpetto la presenza della tecnologia: gli schermi da cui Bucci controlla il locale e comunica, il robot-aiutante domestico donna, che comunica con le sue labbra rosse dallo schermo-testa.
Eppure, il cast di questa roba accatasta un nome (o un viso) noto dietro l’altro: Flavio Bucci, Victor Cavallo, Massimo Dapporto, Monica Scattini, Maria Amelia Monti, Francisco Rabal, Simona Izzo, Alessandro Haber in un cameo, un Kim Rossi Stuart agli inizi, alle prese negli stessi anni con la saga del Ragazzo dal kimono d’oro, e la piccola Viola Simoncioni, che sarà nel cast di un altro “incompreso”, Musica per vecchi animali. Curiosamente il dizionario Gremese riporta un cast probabilmente precedente alle riprese, che comprende Sergio Castellitto, Daniele Formica, Paco Rabal. Soldi ritenterà la regia cinematografica, con insuccesso, nel 1992 con Nero, protagonista, stavolta sì, Castellitto (probabilmente ne riparleremo). Chissà com’era l’esordio, l’ignoto Polsi sottili.
Alessio Vacchi

Scritto da Alessio Vacchi [Ultimo Spettacolo]

Grazie a: Danny Bellone


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