SAMURAI COP 2: DEADLY VENGEANCE

Trama: Sono trascorsi 25 anni e il detective Frank Washington è costretto a collaborare con il suo partner di lunga data Joe Marshall per risolvere una serie di omicidi…

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Titolo originale: Samurai Cop 2: Deadly Vengeance
Lingua:  SUB 
Anno: 2015
Paese: U.S.A.
Regia: Gregory Hatanaka

Recensione:
L’eroe Joe Marshall, dopo ben 25 anni, è tornato. La leggenda vivente torna sui suoi passi per terminare una volta per tutte i conti lasciati in sospeso con la storica banda “Katana”, un clan della Yakuza, la temibile malavita giapponese. Questo sequel, uscito nel 2015 e diretto evidentemente da un incapace, tale Gregory Hatanaka, è dedicato alla memoria di Amir Shervan (indiscusso amore per colui che ha dato vita ad uno dei personaggi più stupidi e inutili della storia del cinema, nonchè regista del primo impagabile film di questa saga) e Robert Z’Dar, quest’ultimo scomparso proprio nel 2015, mentre Shervan, purtroppo, ci aveva già lasciati nel lontano 2007 all’età di 77 anni. Ma adesso cosa bisogna dire di questo “Samurai Cop 2: Deadly Vengeance”? Innanzitutto non è nostalgico e soprattutto credo sia anche peggio del primo, poichè calcolando che se la giocano in bruttezza, questo proprio è inenarrabile. Se il primo era predisposto di un’enorme dose di trash genuino, questo purtroppo soffre del brutto e schifoso digitale, difatti presenta degli effetti speciali da denuncia penale. Durante la visione, tutte le volte che sgorga il sangue da qualche vittima del suddetto “poliziotto samurai”, avrei voluto che sanguinassero a me gli occhi. Il cast inoltre è praticamente uguale a quello del primo film. In poche parole è la reunion di tutte le “vecchie glorie” con qualche aggiunta: Tommy Wiseau (The Room) e Mel Novak. Novak, per chi non lo sapesse, interpretò il killer di nome “Stick” nel film mai completato da Bruce Lee ma comunque uscito sotto la regia di Robert Clouse: “Game of Death” (1978). Qui si prende gioco del suo stesso personaggio interpretato all’epoca tenendo perennemente in bocca (per quel poco che appare sullo schermo) un fiammifero. La recitazione, inoltre, è pessima… nonchè ai limiti del ridicolo. Se poi ad essa aggiungiamo le smorfie e le mimiche facciali di Mathew Karedas e di Mark Frazer siamo davvero al completo. La “sceneggiatura” evidentemente è stata scritta ds un paio di drogati cronici, altrimenti non si spiega. Si presenta addirittura come film ambizioso perchè vuole mostrarci come si sia evoluto il mondo del crimine dopo tutti questi anni, ma fallisce miseramente nel suo scopo. Perchè? Perchè ne viene fuori un trama enormemente confusa, il fatto che ad ogni personaggio venga attribuito nome, cognome e qualsiasi altra cosa dà fin troppo fastidio e come da programma è una pellicola decisamente autopunitiva, persino noiosa e deprimente. Esatto, sto dicendo che il primo era molto meglio, in primis perchè godeva del fatto di essere un’impagabile (s)cult e poi anche perchè l’autopunizione veniva smorzata a scene dal livello di trash irraggiungibili. Questo invece è davvero vuoto, piatto, con battute terribili da far scoppiare i timpani e con (almeno) un condimento assortito di “grazie” femminili. Praticamente anche dopo venticinque anni il nostro immortale eroe samurai è ancora un latin lover, mentre il suo partner Frank Washington sta a pettinare le bambole. Le coreografie dei combattimenti non sono affatto cambiate dall’ultima volta, sono sempre brutti e senza classe. L’unica idea che è venuta ad Hatanaka è stata quella di riprendere i combattimenti muovendo in modo super frenetico la telecamera. Il risultato, inutile dirlo, è ancora più disastroso. Trash, trash e ancora trash! Un trash-movie all’inverosimile. Tra l’altro mi va proprio di dirlo, perchè non so cosa si siano fumati o cosa abbiano ingerito per girare questa roba, ma comunque… “Samurai Cop” di Amir Shervan resta un b-movie e come già detto prima (s)cult, mentre questo è uno z-movie ancora più becero e ripugnante del capostipite. Le varie tovaglie da tavola come camicie, inoltre, Karedas avrebbe potuto evitarsele e vestire almeno con il classico vestiario che lo caratterizzava nel primo film. Insomma Gregory Hatanaka tira fuori da non saprei proprio dove una roba che fa pietà, ma riconosciamogli comunque il merito di aver dedicato questo lungometraggio a Z’Dar e a Shervan e anche di aver lasciato quella fatidica nota musicale che era già presente agli albori. E bravo Hatanaka, bella merda. Fare una reunion di tutti gli attori dopo 25 e dico ben VENTICINQUE anni non è stata proprio una saggia scelta, soprattutto con i pietosi mezzi che avevi. Sappilo.

scritto da Giuseppe Rocca

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