LA CABINA

Trama: Un uomo (José Luis López Vázquez) rimane intrappolato in una cabina telefonica e nessuno è in grado di aiutarlo ad uscire…

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Titolo originale: La Cabina
Lingua: SUB
Anno: 1972
Paese: Spagna
Regia: Antonio Mercero

Sottotitoli ricorretti da Cinema Zoo

Recensione:
La Cabina
è un cortometraggio di circa 35 minuti realizzato per la Televisión Española (TVE) da Antonio Mercero, un regista poco noto qua da noi, ma stimato in patria, autore di numerose serie televisive. Abbiamo una cabina telefonica che da subito ricorda l’ enigmatico monolite nero di 2001 Odissea nello Spazio, sia per la sua forma, che per la catarsi che causa (possiamo dire che entrambi sono mezzi di comunicazione). Messa lì, senza un apparente motivo dato che, tra l’ altro, è scollegata a qualsiasi linea telefonica. La maestria degli autori di questo raro e ricercato sketch sta principalmente nel dipingere un inizio grottesco, quasi comico, per poi permettere alla tensione di insinuarsi nel sorriso dello spettatore, viscosa e subdola. Man mano che passa il tempo, il bravissimo attore (che ricorda tantissimo Aldo Sambrell) chiuso nella cabina, passa dal rassegnato al terrorizzato, sperimentando una gamma di pensieri ed emozioni, quasi che non gli rimanesse altro da fare. Un’ introspezione forzata, totalmente inutile, che si squaglia come neve al sole davanti all’ impotenza di agire. Più che aiutarlo, la società attorno a lui (la gente) lo deride, e tutti coloro che cercano di aiutarlo si rivelano degli inetti, proprio come lui. Arriva poi l’ inquietante conclusione che ci conferma quello che avevamo già immaginato, ovvero che la cabina è una trappola, e tutto quello che sembra succedere per caso, non succede per caso. Ma chi l’ ha congeniata? Chi è l’ artefice di questo piano? Rimaniamo con un senso di oppressione dall’ alto, oppressione da qualcosa di cui non sappiamo nulla e quindi contro cui siamo disarmati. Sappiamo solo che non possiamo fare affidamento su nessuno. Un ottimo esercizio di stile da parte degli autori, che a noi italiani può ricordare qualcosa come Hanno Cambiato Faccia, ma la cui retorica, più che alle parole e ai dialoghi come nel film di Corrado Farina, è affidata alle immagini e all’ inquietante lavoro di camera/montaggio. La totale enigmaticità del filmato che non ci consegna un finale esplicito, lascia allo spettatore la libertà di arrovellarsi in varie supposizioni, per quanto mi riguarda, senza avere il bisogno di andare a tirare fuori chissà quale Nuovo Ordine Mondiale, semplicemente l’ omino-medio è più che altro vittima di sè stesso, poichè nessuno è entrato in casa a sequestrarlo, è finito semplicemente in trappola come un ingenuo topolino attratto dal formaggio.

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