ALIEN DEGLI ABISSI

Jane e Lee scoprono che una multinazionale scarica scorie radioattive in un lontano vulcano, divenuto così una bomba nucleare a tempo. La catastrofe si avvicina, e l’energia liberata dal cratere richiama un mostro alieno vagante nello spazio.

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Titolo originale: Alien degli Abissi
Anno: 1989 I Paese: Italia
Regia: Antonio Margheriti (accreditato come Anthony M. Dawson)
Attori: Daniel BoschMarina Giulia CavalliLuciano Pigozzi
 

Negli anni ’80 e ’90 i nostri registi di genere tentavano il più possibile di realizzare pellicol e come quelle che già all’epoca uscivano sul grande schermo in America. Resta il fatto che comunque in Italia non si disponeva di effetti speciali, nè tantomeno dei miliardi (soprattutto per quanto riguarda il cinema di genere). Ad esempio il nostro amato Bruno Mattei, per ridurre praticamente quasi a zero i costi, ha girato tutte le sue ultime fatiche nelle Filippine ed anche in questo caso le Filippine sono protagoniste, poichè questo film, fatta eccezione per il girato in alcuni interni (materiale ripreso invece a Latina in Lazio), è stato girato interamente in quelle isole. Venendo al film, siamo di fronte ad un chiarissimo rip-off di “Alien” e dietro la cinepresa troviamo un certo Anthony M. Dawson che in realtà molti di noi conosceranno con il suo vero nome. Quest’ultimo è niente di meno che Antonio Margheriti, grande autore del cinema di genere italiano, il quale ha realizzato molteplici film variando sempre genere. Ricordiamo Margheriti per diversi gotici italiani e per il cult “Apocalypse Domani” (1980). Questo “Alien degli Abissi” è uno degli ultimi lavori del regista, infatti si denota comunque un certo calo di qualità, fattore che, in ogni caso, dipende anche dal budget ristrettissimo e dalla presenza di una grandissima dose di trash, soprattutto quando nella vicenda entra in scena la tanto famigerata creatura aliena. Il cast credo sia stato fatto in tipo cinque minuti, infatti vi troviamo al suo interno Daniel Bosch (un americano che ha preso parte solo a questo lungometraggio in pratica), Marina Giulia Cavalli (un’italiana nata negli Stati Uniti e che qui viene accreditata come Julia Mc. Cay), poi addirittura Charles Napier a caso nel ruolo solito del perfido colonnello, Luciano Pigozzi e persino Robert Marius (il dottor Holder dello stracult “Zombi 3”). Detto ciò, la pellicola è confezionata in modo discreto, infatti la storia inizia in tutti i modi possibili meno che in una storia di paura, difatti nelle parti iniziali saremo alla visione di un film d’azione e avventura. La sceneggiatura di Tito Carbi presenta un’idea di base molto carina: la “cosa” extraterrestre che viene attirata (addirittura dallo spazio) sulla terra dalle scorie radiattive che una compagnia privata scarica in un vulcano… siamo di fronte dunque ad una storia che ha come base questo sfondo ecologista che spinge due “verdi” a recarsi su quest’isola (nonostante rischi e pericoli), raggiungere l’impianto così da riprendere il tutto e mostrare al mondo intero “nelle mani di quali criminali abbiamo lasciato la Terra”. Peccato che la sceneggiatura, anche se simpatica dal lato dell’idea principale, presenta purtroppo dei dialoghi imbarazzanti e questi fanno si anche che si creino situazioni senza senso. Parlando dell’enorme creatura, è una sottospecie di pupazzo gigantesco, munito di “chele” che fungono da artigli, è di colore nero e a dir la verità sembra più che un marziano un enorme robot. Quando entra in scena per la prima volta le risate non mancheranno, ma quantomeno è comunque divertente vederlo in azione. Ci sono poi le scene al buio nelle caverne che sono girate purtroppo senza ritegno, perchè lo spettatore deve sforzarsi per capire bene che cosa sta accadendo effettivamente. Per il resto la regia è buona, alcuni “effetti” sanguinolenti sono piuttosto schifosi, il bestione è enormemente trash e in generale il film si guarda, ad alternanza fra momenti di noia, di piacere e perchè no anche di spasso. Il finale è talmente moralista che più moralista di così non si poteva fare, ma ci accontentiamo lo stesso. Tengo a sottolineare però una parte che mi ha fatto ridere parecchio: il dr. Geoffrey (Pigozzi) ha creato un’arma sofisticatissima che è in grado di tagliare l’idrogeno. Ora, l’arma in questione verrà utilizzata nel finale dal personaggio di Daniel Bosch e allora sinceramente ero davvero in attesa di vedere quali raggi avrebbe sparato quello strumento di morte e soprattutto di quale rara trashagine sarebbe stato lo sparo. Ecco, volete sapere l’esito? Era un lanciafiamme. Esatto, tutto questo casino per un semplicissimo e oserei dire schifosissimo lanciafiamme! Un Antonio Margheriti che dunque per questa volta non è sul no, ma neanche sul si… direi più una via di mezzo.

Scritto da Giuseppe Rocca [Filmaniac]


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