MANIAC – IL VIRUS CHE UCCIDE

Trama: Brandon Poole (Tom Dugan) è un serial killer psicopatico affetto da una profonda misoginia. La causa del suo odio è l’aver contratto il virus dell’ H.I.V. tramite rapporti sessuali. La sua metodologia particolare prevede il drogare le proprie vittime, violentarle, fotografarle e lasciarle dove sono, una volta infettate dal suo sangue. Eventualmente perseguitarle. 

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Titolo originale: Perfect Victims
Lingua:
Anno: 1988
Paese: U.S.A.
Regia: Shuki Levy

Recensione:
Dopo il morbo della mucca pazza e l’ aviaria adesso abbiamo il virus “Maniac”. E io che mi illudevo di assistere a qualcosa di interessante in stile “Gli Uccisori” ovvero l’ indimenticabile n° 5 di Dylan Dog dove una polverina malefica che ricopriva oggetti d’ uso comune tramutava chiunque ne venisse a contatto in un efferato omicida. E invece, no. Niente di tutto questo. Soliti deliri dei distributori italiani. Il virus di cui si parla è semplicemente l’ H.I.V. Abbiamo infatti a che fare con un facchino che prima lavorava con gli animali (per questo usa un sedativo speciale per animali per stordire le proprie vittime… ma quanto è macchinoso?) e che ora fa traslochi assieme ad un arrapatissimo collega ispanico di nome Raul. Chiaramente il furbissimo maniaco omicida assale le proprie clienti. Poi assale una donna dopo averle offerto da bere in presenza di due suoi amici, potenziali testimoni. Poi dà di matto se alla televisione una donna gli dice che è un pazzo (Deborah Shelton), la cerca e la vuole uccidere dopo aver rotto la televisione. Devo dire tutto questo con una baldanza ed un’ energia eccezionale per uno che ha l’ A.I.D.S.! Questo film va a due velocità. La prima è una tediosità mostruosa tanto che ho dovuto guardare la pellicola a più riprese, la perdita di tempo di intere sequenze è orrenda e disturbante. La seconda velocità avviene quando la personalità del regista cambia improvvisamente e in lui prevale la personalità dove è un regista. Le pochissime scene clou dove il maniaco agisce sulle proprie vittime non sono male, la psicosi del protagonista è resa adeguatamente nonostante la mediocre recitazione di tutti gli attori in scena. Ma spendiamo due parole sul regista. Shuki Levy è un compositore di musica per il cinema e la televisione (cosa che rende alquanto singolare il fatto che la colonna sonora del film faccia abbastanza schifo), ha composto per serie famose come A.L.F., L’ Incredibile Hulk, Power Rangers ed innumerevoli cartoni animati come L’ Ispettore Gadget, He-Man e The Real Ghostbusters per citarne alcuni. Il musicista israeliano decide di darsi alla regia proprio con il film preso in esame per questa recensione per poi continuare sempre con il genere horror / thriller con la pellicola Blind Vision. Poi avrà incontrato qualche buon amico che mettendogli la mano su una spalla gli avrà consigliato di continuare a scrivere musica e il nostro Levy si è così limitato a girare alcune puntate dei Power Rangers, Masked Rider e Rusty, Cane Coraggioso. Quando si dice “fare la scelta giusta”. La perplessità durante la visione non è nulla a confronto di quella che può apparire sulla faccia dello spettatore dopo aver visto il finale. Rocambolesca (a dir poco) eliminazione dell’ assassino, sopralluogo della sua abitazione che rivela una drammatica e pesante realtà e poi finale tutto rassicurante al gusto di tamarindo. 

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