WHITE ROSE CAMPUS: THEN EVERYBODY GETS RAPED

Trama: Una classe liceale femminile parte per una gita scolastica, sul pullman col quale viaggiano salgono clandestinamente tre malviventi che iniziano a seminare terrore e depravazione. Successivamente ragazze ed insegnanti vengono forzate ad entrare in una casa, luogo dove si consumeranno perversioni all’ insegna del sadismo.

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Titolo originale: Shirobara gakuen: Soshite zen’in okasareta
Lingua:  SUB 
Anno:
 1982
Paese: Giappone
RegiaKôyû Ohara

Recensione:
I masturbatori seriali che hanno la fissa delle giapponesine non avranno bisogno di sapere che la Nikkatsu negli anni ’80 ha invaso il paese del sol levante con un numero incalcolabile di pellicole erotiche (chiamate “pellicole rosa” ovvero “pinku eiga”, altresì denominate “roman porno”) dai più disparati e fantasiosi contenuti.Nonostante la fantasia, oltre ad essere oggetto di desiderio, la stragrande maggioranza delle volte, la donna era oggetto di vessazioni e sfogo per frustrazioni sadiche. White Rose Campus ne è la quint’ essenza. L’ amoralità è infatti intrinseca in questa pellicola. Non appena le prime immagini del film scorrono, il regista Kôyû Ohara non perde infatti tempo a dipingere le future vittime come delle debosciate in erba, poi passa agli aguzzini avendo premura di farci assistere a deliziose scene di perversione come l’ adorazione di un tampone da parte di uno dei tre violentatori. Dopo le presentazioni ufficiali, come di consueto, inizia la festa. Da quel momento in poi è un non-stop di urletti, palpate, tettine bianche che escono da giubbe scolastiche, risate grasse e perverse. Un crescendo da applausi che si conclude con un gran finale al limite dei migliori rape & revenge, ma non voglio andare oltre rischiando di spoilerare. Considerando che l’ intera produzione pinku della Nikkatsu rappresenta film relativamente corti realizzati con un budget molto basso, questo White Rose Campus è senza alcun dubbio uno dei migliori che si possa trovare (sottotitolato in inglese).

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