VENDETTA DAL FUTURO

Trama: Un’organizzazione criminale al soldo di una multinazionale ordina al cyborg Paco Querak di eliminare un autorevole ecologista, che ha denunciato i danni ambientali da essa provocati. Il cyborg, al momento di uccidere l’uomo, vive una crisi di identità sentendo riaffiorare vaghi ricordi della sua personalità umana, e, disobbedendo agli ordini della sua programmazione.

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Titolo originale: Vendetta dal Futuro
Lingua:
Anno: 1986
Paese: Italia
Regia: Sergio Martino (accreditato come Martin Dolman)

Recensione:
Nel 1984 esce rigorosamente negli States “Terminator” diretto da James Cameron, ormai un cult del cinema di fantascienza. Due anni dopo, nel 1986, da parte del nostro e del mio adorato Sergio Martino, esce “Hands of Steel” o “Vendetta dal futuro”, un film fantascientifico che vede come protagonista un cyborg, Paco Queruak, programmato affinchè uccida un uomo molto importante, il reverendo Arthur Mosely, che ha in pugno il destino dell’umanità poichè è il leader di una fazione ecologica. Per qualche strana ragione, però, il guerriero bionico fallisce (volutamente o no si scoprirà in seguito) e si ritroverà inseguito non solo dalle forze armate, ma anche dagli stessi uomini senza scrupoli che lo hanno progettato, fra cui vi sono il potente Francis Turner, uno dei suoi sgherri più fidati e uno spietato killer a pagamento. Tutti noi sappiamo ormai le immense capacitè registiche del buon Martino, uno dei migliori artigiani del cinema di genere italiano, il quale riusciva a spostarsi tranquillamente da un film thriller a una commediola qualsiasi con Lino Banfi. Anche in questo caso, ovviamente sempre con un budge risicato a disposizione, il regista confeziona un film del tutto americano, firmando la regia con lo pseudonimo anglofono “Martin Dolman”. Quello che più colpisce di questa pellicola è che c’è di tutto, eppure rimane sempre un prodotto low-budget: è assurdo vedere quante cose avvengano in soli 90 minuti, vediamo infatti inseguimenti, elicotteri, veicoli che esplodono, scazzottate, sfide a braccio di ferro e tanto altro ancora. Il cast inoltre è qualcosa di sensazionale perchè il protagonista è interpretato da Daniel Greene, il solito fusto espressivo però quanto un mobile da camera da letto, che però funziona proprio grazie alla sua davvero ben poco espressività e al suo anche essere imponente. Ci sono poi: John Saxon (sempre apprezzata la sua elegante presenza anche in questo caso nei panni dello stronzo di turno, ossia Turner), Donald O’Brien in una piccola parte, Claudio Cassinelli, Janet Agren che ci delizia interpretando la “fiamma” del nostro protagonista e poi lui, unico e solo, George Eastman o chiamandolo per nome (vero) Luigi Montefiori, che interpreta Ryan, un camionista a dir poco incazzato. È anche sorprendente vedere come subentrano nella vicenda generale i vari personaggi ed anche come si intrecciano diciamo le “sotto-trame”. Questo è ovviamente dovuto all’ottima sceneggiatura scritta a più mani, ma soprattutto scritta dallo stesso Martino, dal grande Dardano Sacchetti (non accreditato) e da sua moglie Elisa Briganti, accreditata come Elizabeth Parker Jr, e da Ernesto Gastaldi, fido scudiero del buon Martino, anche lui però non accreditato. Il film in sè poi è uno spasso totale, in quanto il divertimento è assicurato, non cade mai in scivoloni grosso modo così pesanti e riesce a non annoiare mai lo spettatore, pur durando anche di più del classico b-movie italiano confezionato come prodotto americano. Ci sono anche diverse scene memorabili, come ad esempio la scena finale tra Greene e Saxon, che però non sto qui a spoilerarvi. Per quanto riguarda i difetti, sono dovuti più che altro proprio alla performance recitativa di Daniel Greene e ad errori di piccolo livello ma piuttosto evidenti, infatti in una breve sequenza potrete ben vedere che solo per un pelo John Saxon non scivolava faccia a terra. Questo dunque è un prodotto davvero figo, un film di serie b più che rispettabile con un’ottima sceneggiatura e una splendida regia che vengono poi supportate anche dalle musiche di Claudio Simonetti dei Goblin e dagli effetti speciali di Sergio Stivaletti. Chapeau! Dedico infine questa recensione proprio all’attore Claudio Cassinelli, morto sul set di questo film mentre girava una sequenza in elicottero a Page, in Arizona: era il 13 luglio 1985. Con lui, fra l’altro, perse la vita anche il pilota che era alla guida del mezzo

Scritto da Giuseppe Rocca

Si ringrazia Mahatma Kane Bertoldo per il suo prezioso contributo


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