LA NECROFILA

Lindsay, che per hobby bacia i cadaveri nelle camere mortuarie, viene iniziata a pratiche più spinte da un impresario di pompe funebri.

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Titolo originale: Love Me Deadly
Anno: 1972 I Paese: U.S.A.
Regia: Jacques Lacerte
Attori:  Mary Charlotte WilcoxLyle WaggonerChristopher Stone

Uno dei temi più scabrosi affrontati dal cinema horror è quello della necrofilia. Fin dai tempi del controverso e censurato “L’Orribile Segreto Del Dr. Hichcock” (1962) di Riccardo Freda, sullo schermo si sono avvicendate decine di pellicole dedicate all’argomento, con risultati non sempre impeccabili: ricordiamo il morboso “Buio Omega” (1979), il perverso “Corpse Mania” (1981) e poi ancora “Nekromantik” (1987), “Aftermath” (1994), “Kissed” (1996) e tantissimi altri, fino ad atterrare sul valido thriller spagnolo “The Corpse Of Anna Fritz” (2015).
“La Necrofila” (“Love Me Deadly”), unica regia nella breve carriera di Jacques Lacerte, è un film americano per l’epoca sicuramente coraggioso. Nonostante oggi sia invecchiato decisamente male, rappresenta un punto di passaggio non trascurabile per le tematiche di cui sopra.
Fin da bambina, Lindsay Finch soffre di un trauma infantile. Dopo aver ucciso in modo accidentale il padre con un colpo di pistola, non riesce più a darsi pace: elabora però questo dolore attraverso la necrofilia, ma il marito presto intuisce le sue stranezze. Inoltre la donna entra a far parte di una setta capeggiata da un ambiguo figuro, una congrega che si riunisce per fare delle orge con i cadaveri. Tutto molto interessante, ma solo sulla carta. “La Necrofila” paga il peso dei suoi anni e di una regia veramente piatta di stampo televisivo, affondando qua e là qualche colpo basso piuttosto crudo per quel periodo ma lasciando sempre in superficie la psicologia dei personaggi (i flashback sull’infanzia della protagonista servono a poco). Eppure l’aspetto erotico e qualche riferimento all’omosessualità (la scena del gay caricato in macchina) dimostrano una certa schiettezza nei contenuti, anche se il film mantiene comunque un carattere sobrio e lineare, che non può permettersi di rischiare più del dovuto. Discreto lo score musicale e qualche passaggio più turbolento (il finale), ma si tratta di novanta minuti nei quali la noia regna sovrana (doppiati inoltre in maniera dozzinale nella versione italiana). Storicamente è un’opera che ha una sua dignità, ma la confezione è talmente povera che a fine visione resta ben poco da ricordare.

Recensione da Cinema Estremo


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