MASSACRE

Un regista decide di avvalersi della collaborazione di una medium per realizzare un film horror. Ma durante la seduta spiritica, il fantasma di Jack lo Squartatore entra nel corpo di un membro della troupe, scatenando l’inferno…

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Titolo originale: Massacre
Anno: 1989 I Paese: Italia
Regia: Andrea Bianchi
Attori:  Gino ConcariPatrizia FalconeSilvia Conti
 

Esistono film che sono brutti, ma anche pellicole che quel brutto lo sublimano, lo esaltano nella loro stessa essenza di bruttezza come farebbe un maiale col muso dentro un trogolo.

Nella mia vita ne ho visti di film pessimi, ridicoli, mal fatti, ma è raro sentirsi addosso lo sporco e l’imbarazzo come davanti a Massacre di Andrea Bianchi, una pellicola che ha regia, interpretazione e sceneggiatura palesemente improvvisati per raggiungere gli 80/90 minuti canonici.

Prendiamo ad esempio l’incipit di questo film: un automobilista si ferma sul ciglio di una strada, una prostituta ammicca e lui la fa a pezzi. Ok, mi direte voi, cosa c’è di sbagliato in questo? Nulla se non che la telecamera si muove a cazzo di cane, i vestiti sono stati approvati da un costumista daltonico (Cinzia Milani, segnatevi il nome e chiedetele se ha bisogno una visita oculistica) e perché diavolo la mignotta quando vede questo sciroccato, con una scure in una mano e uno stiletto nell’altra, non se la da’ a gambe? No, lei urla, “Ti prego non mi fare male“, porge persino una borsetta, “Prendi i soldi se vuoi“, e sta ferma, poi quando ti decapitano, figlia mia, un po’ te lo sei meritato. Non parliamo degli effetti speciali, ad opera di un Giuseppe Ferranti che con l’età deve essersi un po’ rincoglionito, lui che aveva curato gli ottimi e sanguinosi trucchi di Cannibal Ferox (le zinne di Zora Kerova al sangue) e Incubo sulla città contaminata di LenziRosso sangue di Aristide MassaccesiRats di Bruno MatteiAenigma di Lucio Fulci (con le lumacone mangiacarne) e Sharkdi Lamberto Bava. Certo è anche vero che, poveraccio lui, avendo i soldi delle merendine della mamma come budget, non è che potesse fare poi un miracolo, ma la regia di Bianchi non ha neppure il buonsenso di omettere quando è palese che la scure stia spingendo, non tagliando, una testa di un manichino fintissima.

Comunque nel mondo di Massacre nessuno si difende mai, si prendono solo grandi coltellate senza dire mah o bah. Pensiamo a quando due poveretti vengono uccisi nel finale mentre stanno scendendo delle scale. Strada deserta e, puf, davanti a loro si materializza il killer. Nessuno che scappi, “No ti prego non mi pugnalare”, sciock splash, “Ah marrano!” e giù due cadaveri. Ma come? Ma perché? E da quando il killer ha i poteri di Harry Potter? Idem l’assassinio della medium Madame Yuric, interpretata dalla pessima Anna Maria Placido con palese accento finto rumeno. La sceneggiatura ci vuole dare a bere che il killer, dopo avere ucciso la donna, abbia trovato il tempo di portarla in paese, oltretutto un paese dove non si vede mai una comparsa neanche di striscio, e sia riuscito ad impalarla come la bambina di Cannibal Holocaust senza che nessuno lo abbia notato. “Che fai buon uomo?” “Sto sistemando un cadavere” “Ok ciao“. I primi a scoprirla sono proprio i due protagonisti principali, Jennifer e il fidanzato poliziotto, per di più a notte fonda. Che culo!  L’assoluta imbecillità nel creare suspense è commovente come se ci trovassimo davanti ad una pellicola sperimentale diretta da un bambino alienato. Io capisco tutto, giuro, ma almeno il buon senso di non mettere in scena un probabile killer, terrorizzante come Enrico Beruschi in Drive In. Eppure, Bianchi, le luci sono giuste, i colori fighissimi, ma come diavolo fai a girare così di merda e a non urlare contro i tuoi attori cani? Va beh, non tutti possono essere Edgar Wallace quando si tratta di intrighi gialli, ma a dire il vero molti nodi della trama di Massacre sembrano intraducibili. Il canovaccio è il lapalissiano killer misterioso che fa fuori una troupe cinematografica. Però che film nel film stanno girando ? Dalle prime atroci scene sembra un horror con tanto di maschere da zombi, un horror così miserabile che un attore ad un certo punto dice “Che regista di merda“. Povero Bianchi, anche per finta nessuno ti vuole bene! Ad un certo punto il regista della pellicola di finzione sciorina, durante una cena con la troupe, delle frasi senza senso, lunghissime, deliranti, mentre tutti fanno altro piuttosto che ascoltarlo: chi tocca con la stessa libidine di una foca impagliata le gambe della vicina di tavolo, chi fa scenate isteriche, chi si alza e se ne va a dormire. Eppure il poveretto voleva solo dire che gli horror gli fanno schifo, che vuole il neorealismo e ha bisogno di una medium? Ehhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh? Ma gli zombi? Subito dopo lo vediamo girare un atroce siparietto dove un attore, gay come nei peggiori cinepanettoni con De Sica e Boldi, si traveste da Liza MinelliMarilyn Monroe e Marlene Dietrich, ma con la stessa capacità recitativa e verve di Pozzetto in Io sono fotogenico. Ancora la domanda che sorge spontanea: che diavolo di film si sta girando? Oltretutto il titolo Dirty blood, come si legge nei ciak, dovrebbe essere appunto di un horror, ma che c’entra la scena di trasformismo? Impossibile capire qualcosa solo che siamo in pieno cortocircuito metacinematografico: un brutto horror con dentro un horror ancora più brutto.

Andrea Bianchi lo conosciamo tutti per quello scult assoluto che è Zombi horror (Le notti del terrore), un film così strampalato, mal realizzato ed assurdo da essere spassoso fino alle lacrime. Nella sua carriera non ci sono mai stati davvero alti, e quando ha toccato il fondo erano proprio pellicole indecenti, tra le più brutte mai girate al mondo. Massacre fa senza dubbio parte di queste. Dispiace perché si percepisce che Bianchi ogni tanto cerca di alzare la testa e prova a girare qualcosa di più sofisticato, ma è un battito di ciglia e subito dopo si cade nel profondo maelstrom fatto di fango, buio e disperazione. Non sono disprezzabili le trovate visive di alcuni momenti come le inquadrature ingannevoli dentro gli specchi o l’ombra proiettata dell’assassino come in un film espressionista tedesco, ma, come detto, sono solo istanti e il film prosegue la sua folle corsa verso lo scriteriato abbracciando la cacofilia come massima forma estetica. Massacre vive situazioni erotiche gratuiti come in un porno, schiavo di dialoghi idioti (“Che frocia quella” “Si dice omosessuale” “Macché omo! A quella le piacciono le donne, non l’hai capito?”) e affollato da personaggi monodimensionali che fanno la faccia truce a comando per aumentare una suspense mai accesa. In questo senso la sequenza della seduta spiritica incarna l’anima selvaggia e in fondo anarchica della pellicola: la telecamera si muove senza sapere dove essere posizionata, alla medium le si gonfia la faccia così per fare scena e quella che doveva essere una scena di tensione si tramuta in una goffissima parodia di un horror, un po’ alla Scary movie, dove ogni personaggio finisce a gambe all’aria per terra. D’altronde Massacre è un film neanche così splatter come vorrebbe essere con omicidi molte volte fuori campo. C’è da dire però che la musica di Luigi Ceccarelli  non è così orribile come si legge in giro nella varie recensioni: una melodia sulla falsariga dei Goblin di un certo pregio.

Questo film fa parte della famigerata serie Lucio Fulci presenta: 8 film, per lo più opere mediocrissime e povere, impresentabili anche nel 1988, non solo ora. Fanno parte del ciclo, oltre a MassacreNon aver paura della zia Marta di Mario Bianchi, Quando Alice ruppe lo specchio (il migliore) e Il fantasma di Sodoma di Lucio FulciLuna di sangue di Enzo MilioniLe porte dell’inferno di Umberto LenziBloody Psycho di Leandro Lucchetti e Hansel e Gretel  di Giovanni Simonelli. Molti attori presenti in Massacre, come Paul MullerRobert EgonAnna Maria Placido e Maurice Poli, sono presenti in altri film del ciclo, intercambiabili come la natura sciacallesca e senza amore di questi horror ottantini. Grazie alla supervisione di questo ciclo, la carriera di Fulci, già in fase calante, ebbe una brusca frenata perdendo, per via della cattiva qualità delle suddette opere, l’interesse del mercato orientale per i suoi lavori. Non lo aiutò neanche aver girato in solitario il terribile film collage, Un gatto nel cervello, un no budget realizzato con delle scene estrapolate da queste meraviglie. Fulci fu costretto, pena la cancellazione del progetto, a firmare il suo ultimo lavoro, Le porte del silenzio con lo pseudonimo di H. Simon Kittay. L’assurdo: un film di Lucio Fulci non vendeva più, un nome inventato era più appetibile di lui.

Andrea Bianchi morì anziano nel 2005 a Nizza e il suo ultimo lavoro fu del 1995, l’ambizioso e pessimo Bambola di carne, tratto nientepocodimeno che da Oscar Wilde. Dialoghi a parte, ovviamente.

Scritto da Andrea Lanza [Malastrana VHS]

Grazie a Film&Clips


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