BRUCE LEE L’ INDOMABILE E IL SUO ARTIGLIO D’ ACCIAIO

Trama: Chu Seng (Kuan-Chun Chi) e Pang (Siu-Lung Leung) sono due giovani che si divertono a intrattenere i passanti con uno spettacolo di kung fu a sfondo comico. I due amici vengono arrestati per aver ucciso accidentalmente un malivente che vessava una famiglia di poveri contadini. I due eroi capitano nella stessa cella di Men San, un pluri omicida appartenente al clan di Tigre. Da quel momenti i due eroi non hanno pace.

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conosciuto anche come Artiglio D’ Acciaio.

Titolo originale: Feng quan dian tui
Lingua:
Anno: 1979
Paese: Hong Kong
Regia: Lu Po Tu (accreditato come To Lon Po)

VOTO: 7 / 10
VOTO TRASH: 7 / 10

Recensione:
Generalmente nei film di kung fu la trama è qualcosa di cui non dovremmo stare a preoccuparci di capire o seguire, questo film non fa eccezione alla regola. Addirittura compaiono personaggi capaci di creare grossi punti interrogativi sopra la testa dello spettatore, come l’ eremita perennemente ubriaco (interpretato dal giovane Phillip Ko semplicemente con baffi e capelli bianchi) che salva Lou Chi Chu e poi lo custodisce a casa sua. Mi aspettavo che ci deliziasse con la famosa tecnica dell’ ubriaco come visto in Drunken Master, ma vuoi per buchi di sceneggiatura, vuoi che ad un certo punto la pellicola sembra fare un salto temporale improvviso (probabilmente a causa di tagli fatti con la scure) ad un certo punto il personaggio svanisce totalmente. Un’ altro personaggio di cui avremo fatto totalmente a meno è la bella ragazza che viene rapita a 10 minuti dalla fine. Ma chi l’ ha mai vista? E i due eroi della storia, di cosa vivono? Tuttavia quello che interessa a chi guarda film di kung fu è fondamentalmente l’ esibizione di colpi di arti marziali che producono suoni sordi e secchi, anche se dati a vuoto. Ebbene su questo aspetto non rimarrete affatto delusi. La frequenza di combattimenti è molto alta come la qualità della regia nella messinscena dei combattimenti, inquadrature oblique e piani sequenza brevi e repentini sono le soluzioni dinamiche che, unite alla bravura degli attori, non possono che fare alzare il pollice in alto a chi recensisce questo film. Le tecniche dimostrate in questa pellicola sono in particolare quelle della tigre (usata da tutti i personaggi, protagonisti inclusi), quello del serpente (usata da Chu Seng) e quella della gru (usata da Pang). Nella versione italiana sembra che abbiano ritagliato il cinemascope originale riducendolo a 4:3, ottenendo il risultato pessimo di persone che parlano di cui si vede solo metà corpo. Una menzione d’onore va ai baffetti del poliziotto Lou Chi Chu, il Charles Bronson di Hong Kong ma la palma d’oro per il personaggio trash va ad uno sgherro del clan della Tigre a cui sono state disegnate le sopracciglia all’insù per dargli un che di “demoniaco”. Troppo forte! Ah dimenticavo, Bruce Lee non c’ entra NIENTE con questo film.

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