L’ ALTRO INFERNO

Trama: Un agente della chiesa (Carlo De Mejo) giunge in un convento per indagare su un doppio omicidio avvenuto tra lo sgomento delle monache. La madre superiora (Franca Stoppi) dirige il convento con la massima severità, ma la donna nasconde un terribile segreto.

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Titolo originale: L’ Altro Inferno
Lingua:
Anno: 1981
Paese: Italia
Regia: Bruno Mattei (accreditato come Stefan Oblowsky)

VOTO: 8 / 10
VOTO TRASH: 9 / 10

Recensione:
Inferno, un film di Dario Argento, esce il 7 Febbraio del 1980. Un’ anno dopo esce L’ Altro Inferno della premiata ditta MatteiFragasso. Film che non ha niente a che vedere con il quasi omonimo, se non per la presenza di pezzi dei Goblin nella colonna sonora e una specie di simpatico effetto mockering sulla locandina. Diciamocelo, più che a Inferno ci sono similitudini con Patrick e al limite con L’ Esorcista. Mi permetto di dissentire dalle varie recensioni presenti su libri e web quando questo film si distinguerebbe per chissà che sanguinari episodi o chissà che depravazioni indicibili che io personalmente vedo poco, ci sono ma non ritengo che caratterizzino così tanto questo film. Penso che l’ aspetto da prendere in considerazione sia invece la forma “artaudiana” della sceneggiatura, un termine che Fulci usava per descrivere il proprio cinema horror. L’ Aldilà, Manhattan Baby e Paura Nella Città dei Morti Viventi come esempi di cinema per immagini, cinema per sensazioni più che per concetti spiegati (come il teatro di Antonin Artaud). Ciò è valido fino alla comparsa del rigido prete-poliziotto Padre Valerio (Carlo De Mejo) che ci riporta alla realtà della scienza e degli scherzi della psiche con la sua razionalità, per poi anch’ esso discende nella bolgia di inquietudini e vizi che pervade il convento infernale facendo una fine a dir poco “lovecraftiana”. Ci troviamo davanti a un campionario di immagini inquietanti e sequenze lente che mutano in un incubo da cui vogliamo liberarci perchè asfissiati dalla ripetitività e dagli orrori lenti e interminabili, non riusciamo a svegliarci mai e il loop dell’uomo che cerca qualcosa nei corridoi stretti e bui con passo incerto ed inquieto ci perseguita. La sceneggiatura ci regala anche monache zombi, cani assassini, esorcismi, autocombustioni e svisceramenti. Bruno Mattei firma questo film come Stefan Oblowsky probabilmente per omaggiare il regista Walerian Borowczyk che diresse il capostipite di tutto il cinema nunsploitation, ovvero L’ Interno di un Convento. Mattei e Claudio Fragasso  scrivono in tandem questo film in contemporanea a La Vera Storia della Monaca di Monza, usando le stesse location e pezzi del medesimo cast, una consuetudine che ha caratterizzato moltissimi loro lavori. Dirigono degli attori non troppo in forma ad eccezione della Stoppi e di quel Franco Garofalo che io ho amato alla follia in Virus – L’Inferno dei Morti Viventi, diciamolo, lui la sua porca figura la fa sempre. Curioso come nessun animalista (che io sappia) si sia mai pubblicamente scagliato contro a questo film per la scena della gallina decapitata “in diretta” di cui Garofalo ne è l’esecutore. Tirando le conclusioni, tutto sommato ci troviamo davanti ad un buon prodotto fatto con pochi mezzi, alla svelta e dalla regia sapiente, artigianale e caleidoscopica. Al botteghino non fece successo ma non fu un dramma perchè averlo girato assieme a La Vera Storia della Monaca di Monza ne abbassò fortemente i costi. Non serve chissà che stomaco forte per vederlo ma se siete a dieta guardatelo a stomaco vuoto, vi farà passare la fame!

Si ringrazia Nameless per il suo prezioso contributo

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