IL MASSACRO DEL GIORNO DI SAN VALENTINO

Durante gli anni ’20 si consumarono molti omicidi e ritorsioni tra le bande criminali che lottavano per aggiudicarsi il dominio di Chicago. I business più redditizi erano quello della prostituzione e quello del contrabbando illegale di alcol. Nel 1929 Gerge “Cimice” Moran (Ralph Meeker) è diretto avversario di Al Capone (Jason Robards). Questa è la storia di un massacro su commissione.

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Titolo originale: Saint Valentine’s Day Massacre
Anno: 1967 I Paese: U.S.A.
Regia: Roger Corman
Attori: Chuck NorrisChristopher LeeRichard Roundtree
 

Dai ricordi non troppo precisi che ho della biografia di Roger Corman “Come ho fatto cento film a Hollywood senza mai perdere un dollaro” ad un certo punto della sua carriera il guru del cinema indipendente americano si volle concedere alle lusinghe delle majors hollywoodiane e cominciò con la United Artists, poi con la Columbia e infine con la 20th Century Fox, la quale gli assegnò questo film con un budget di 1 milione di dollari. Si trattava di dirigere e produrre un film di gangsters sul tema dei fatti svoltisi il 14 Febbraio del 1929 quando Al Capone con un colpo di mano sterminò una banda rivale. Sia da vivo che da morto, Al Capone e la sua figura carismatica hanno sempre avuto una gran presa nell’ immaginario collettivo americano fin dal primissimo film datato 1931 Scarface – Lo Sfregiato Hollywood ha sempre sfruttato la sua immagine pubblica per intrattenere le folle e fare bei verdoni. L’ approccio di Corman in quanto regista è di affrontare la sceneggiatura su due binari. Il primo è quello più documentaristico, una voce narrante ci fa una cronaca  minuziosa dei fatti e dei personaggi coinvolti come se fosse un rapporto di polizia (efficacissima tecnica usata anche da Kubrick in Rapina A Mano Armata che però sovverte la cronologia qui invece rispettata nell’ ordine dei fatti), a tal proposito è alquanto apprezzabile la fedelissima rappresentazione dei fatti come avvennero nella reatlà (eccetto la morte di Joe Aiello leggermente modificata) tanto minuziosa che gli attori che interpretarono le vittime del famoso massacro furono istruiti per cadere esattamente come nelle fotografie reali scattate dalla polizia al momento del ritrovamento dei corpi. Pensate che Corman diede l’ incarico di scrivere la sceneggiatura ad un tizio che faceva il giornalista di cronaca nera a Chicago negli anni ’20! Più di così?! Il  secondo approccio del regista è invece dei tipo “romanzesco” ovvero caricare i personaggi di personalità mostrandoci ad esempio tratti controversi di vita privata e cercando l’ azione registica (non è un film di corse automobilistiche nè un action puro, quindi il regista sceglie di dare azione tramite inquadrature e montaggio) per tenere l’ occhio dello spettatore più attento possibile. Corman aveva già calcato il genere gangster una decina d’ anni prima con La Legge Del Mitra e La Vita di Un Gangster. L’ approccio di Corman in quanto produttore si disarticola anch’ esso su due binari. Chiaramente usufruire di attori Hollywoodiani cone Harold J. Stone, Joe Turkel e Celia Lovsky ma dar lavoro ai suoi amici fedelissimi come Dick Miller, Bruce Dern e Jack Nicholson  il quale era stato scelto per la parte del sicario Johnny May ma la parte finì per essere data a Dern e Nicholson si accontentò di dire una battuta in tutto il film, venne comunque pagato tutte le sette settimane delle riprese (tanto i soldi ce li metteva la 21th Century-Fox…). Altro cambio di programma fu la parte del protagonista, Corman voleva Orson Welles per la parte di Al Capone tuttavia alla 21th Century-Fox Welles non piaceva per niente (Welles era uno stoico indipendentista anti-majors) e gli dissero di pigliarsi Jason Robards che comunque se la cava più che egregiamente nel film. L’ altro binario produttivo percorso da Corman era di usare il metodo-Corman ovvero stringere al massimo i costi e sfruttare ogni cosa si possa sfruttare come era abituato lui, per esempio riciclare le scenografie da film già girati anzichè costruirne di nuovi. Questo portò a fine lavoro un risparmio di $200,000 sul budget previsto. Per tirare le somme, a livello registico Corman raggiunge una elevata professionalità e gli anni di esperienza si vedono, l’ apporto chiave di un fotografo di Hollywood di altissima caratura e professionalità come Milton R. Krasner consegna al film una dimensione pacata ma decisa definendo l’ opera come vero classico americano.

Scritto da Il Guardiano dello Zoo


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