LA FUGA DI LOGAN

Trama: In un futuro distopico datato 2274 nella grande città circondata da bolle protettive uomini e donne vivono felicemente senza lavorare nè farsi la guerra, una società edonistica gestita e controllata da un computer centrale dalla voce femminile. Il guardiano Logan 5 (Michael York) è incaricato dal computer centrale di infiltrarsi tra i ribelli e raccogliere informazioni sul cosiddetto “Santuario”, un luogo che si troverebbe fuori dalla città, vera e propria mecca dei disertori. Logan 5 decide di sfruttare una donna di nome Jessica 6 (Jenny Agutter) sospettata dal guardiano di avere collegamenti con i disertori…

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Titolo originale: Logan’s Run
Lingua:
Anno: 1976
Paese: U.S.A.
Regia: Michael Anderson

VOTO: 7 / 10
VOTO TRASH: 6 / 10

Recensione:
Moltissime le cose da dire su questo film che ha fatto epoca, riprova del fatto che anche gli anni ’70 hanno apportato un grande livello qualitativo al genere fantascientifico anche dopo la precedente epoca d’ oro della sci-fi hollywoodiana. La MGM investì molto su questa produzione tanto che si portò a casa un oscar (per i migliori effetti speciali) e 3 candidature al suddetto premio (migliore scenografia e migliore fotografia) oltre che un più che soddisfacente ritorno economico. Come in 2020: I Sopravvissuti la MGM puntò a produrre una versione hollywoodiana abbastanza fedele al romanzo d’ ispirazione (nel caso di 2020: I Sopravvissuti il romanzo era “Make Room! Make Room!” di Harry Harrison invece in questo caso si tratta di “Logan’s Run” di William F. Nolan) scegliendo titoli che potessero interessare il pubblico di allora. Pensate che differenza c’era tra il pubblico di allora e quello di oggi! Rendiamoci conto che la MGM non era un’ organizzazione del ministero della cultura ma una major di Hollywood il cui obbiettivo finale era quello del fatturato! Chi ha orecchiere per intendere intenda. Detto questo, il metodo più pratico è scindere la recensione in due parti, il contenuto e la forma. Parlando del contenuto è veramente difficile essere sintetici perchè la vicenda tocca molteplici aspetti della società moderna e dell’ uomo in quanto essere senziente e capace determinare il proprio destino in maniera autonoma e non. Non si può prescindere dal fatto che in questo tipo di film il futuro è un’ allegoria del presente, e la cosa più sbagliata del mondo è interpretare la natura del film come un’ opera di narrazione con elementi fantastici e suggestivi. Per interpretare a fondo l’ opera di Nolan bisognerebbe conoscere il personaggio ma ahimè non conosco questo scrittore e darò una mia impressione unicamente in qualità di spettatore. La domanda genitrice dell’ opera che Nolan si sarà fatto (e poi si è risposto) immagino sia stata “E’ meglio vivere dentro o fuori la gabbia dorata?” Ovvero “E’ meglio vivere una vita da inconsapevoli e felici o una vita da consapevoli e infelici?”. La risposta come tutte le grande tesi formulate nella storia passa inevitabilmente dal presupposto che per mettere in atto qualsiasi nuova formulazione bisognerebbe ripartire da zero. Avere cioè una società di semi-manichini come se fossero blocchi d’ argilla da intagliare ex novo. Nella neo-società messa in scena in quest’ opera l’ idendità delle persone come la conosciamo noi viene deprivata dei suoi fondamentali in termini di eredità socio/culturale parentale e in termini di libertà di scelta personale. Tutti portano una divisa e nessuno gira in pubblico fuori dalla propria divisa. L’ unica scelta concessa al popolo è con chi fare sesso (tramite una specie di chat roulette ante litteram) e questo del sesso è un argomento esageratamente trascurato nell’ opera (non si capisce se il sesso sia un elemento negativo o positivo alla fine, nè se l’ autore voglia intendere che essendo il sesso l’ unico svago / scelta fornito dal cervello centrale, rappresenti uno strumento di dominazione delle masse) a causa soprattutto della censura, una grande lacuna come ne ho viste di altre, che a mio avviso depotenziano la profondità generale del film. Lacune di carattere logico/narrativo che, perdonatemi se torno a citarlo, in 2020: I Sopravvissuti sono invece spesso ovviate da piccoli particolari messi in scena sapientemente in quanto vere e proprie chiavi di volta dell’ intera architettura narrativa. Altro aspetto che è lasciato solamente ad intendere è la vacuità dei ribelli, persone che cercano la libertà ma detta come va detta, non ce la possono fare. Sarà questa una critica dell’ autore alla sinistra dis-organizzata? L’ individuo singolo (o per meglio dire gli individui uomo e donna) riesce infatti dove i ribelli (dis)organizzati hanno fallito. La realizzazione con uso di modellini e i costumi anni ’60 un po’ alla Star Trek possono risultare per alcuni ridicoli e per altri di grande fascino vintage, personalmente non amo questo tipo di “futuro” mi sta un po’ antipatico, preferisco più uno stile post apocalittico ma nel 1976 il genere era ancora a di là da venire, tuttavia è proprio la fotografia ad opera del veterano del cinema Ernest Laszlo a spiccare indubbiamente rispetto alla regia. Al di là della mia opinione personale, questo film và visto a prescindere almeno per la sua componente storica, durante gli anni sono stati progettati vari tentativi per un remaka ma tutti falliti, ne è però stata ricavata una serie televisiva datata 1977.

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