THE PROTECTOR

Trama: Billy Wong (Jackie Chanè un poliziotto newyorkese che viene degradato per aver vendicato il suo partner, morto per cause violente tra le sue braccia. Nonostante questo le sue origini asiatiche giocano a suo favore perchè è presto spedito a completare una pericolosa missione ad Hong Kong. Con lui va il poliziotto italo americano Danny Garoni (Danny Aiello) che ha già operato nel sud est asiatico durante la guerra del Vietnam. I due devono salvare la vita alla figlia di Shapiro, un trafficante di droga di New York, rapita da Mr. Ko (Roy Chiao), uno dei più potenti boss della triade. Le due organizzazioni che prima collaboravano nello spaccio di droga in America, sono infatti in guerra, ma infine si decidono a rappacificarsi. Il signor Benny Garucci (Bill Wallace il cattivone di La polvere degli Angeli), un ex lottatore di arti marziali, si reca ad Hong Kong per suggellare la tregua e recuperare la figlia di Shapiro. Allo stesso tempo i due piedipiatti Wong e Garoni si mettono sulle tracce di Mr. Ko, ma i sicari del boss sono già pronti a dare il ben servito ai nuovi arrivati.

Titolo originale: The Protector
Anno: 1985
Paese: Hong Kong
RegiaJames Glickenhaus

Recensione:
Per capire bene questo film va fatta senz’ altro un po’ di chiarezza sullo storico della produzione. La Golden Harvest aveva provato a lanciare Jackie Chan in occidente con Chi Tocca il Giallo MuoreLa corsa più pazza d’America con effetti alquanto deludenti. Ci riprovano con James Glickenhaus alla regia dopo il suo successo di The Executioner, ma Jackie e il suo gruppo di lavoro non si trovano bene con il regista di New York e addirittura, una volta finito il film, Jackie gira delle scene di kung fu / acrobazie varie / scontri di automobili per inserirli nella versione asiatica. Non si accontenta di ciò ed arriva a fare di più: come risposta a Glickenhaus , Jackie gira il successone Police Story, per la serie “te lo faccio vedere io come si gira un film d’ azione“. Queste dinamiche guizzano fuori dal film The Protector, sia che le si conoscano o meno. Jackie Chan è calato in un personaggio totalmente al di fuori del suo carattere. I veri fan dell’ eroe di Hong Kong sicuramente capiranno che c’è subito qualcosa che non va dalla prima vera “azione” che compie Jackie (oltre a parlare un orribile inglese), ovvero sparare quasi a bruciapelo ad un energumeno minaccioso con tanto di effetto splatter. Una cosa mai vista in un film di Jackie, che si contraddistingue per usare le armi da fuoco solamente come ultima risorsa in virtù delle sue tecniche di arti marziali usate esclusivamente per conseguire il trionfo della giustizia (tanto che mi sorpresi quando in Dragon Fist gli fecero fare un ruolo ambiguo), qui addirittura ci sono fior fior di nudi integrali, effetti al limite dello splatter e udite udite, la bocca di Jackie spara parolacce senza ritegno alcuno! Insomma, l’ operazione che si è fatta è fabbricare un film d’ azione con la storyline più banale del mondo (e abbastanza insensata se ci pensate) di chiaro stampo americno, e ficcarci dentro un personaggio fuori dal suo contesto come se fosse un Bruce Willis o un Stallone. Oltrettuto la parte comica gli è addirittura rubata da Aiello! Fatta questa iperbolica prefazione, il film in sè e per sè è un dinamico film d’ azione senza compromessi e senza tanti fronzoli, azione non-stop e battute a bruciapelo per tenere l’ attenzione alta senza annoiare troppo. Questa pellicola non è proprio per fan di Jackie Cha ma per spezzarvi una lancia in suo favore si può dire che è sicuramente meglio di alcuni episodi della filmografia del nostro simpatico eroe, uno su tutti La Prima Missione. E’ chiaro che è un film fatto per piacere gli occidentali, punto e basta, se cercate arti marziali e plot filo-asiatici allora siete proprio fuori strada.

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