IL DESERTO DELLA PAURA

Trama: Tre amici d’ infanzia si riuniscono tutti gli anni per andare a caccia nelle foreste del New Mexico. Arrivati sul posto incontrano un vecchio di nome Stan (Chuck Connor) si unisce al gruppo non mancando di far notare al terzetto di cittadini che da un po’ di tempo nell’ intera zona tutti gli animali sono scomparsi. L’ inquietudine si placa dopo l’ incontro di due procaci campeggiatrici che apparentemente rifiutano ogni compagnia maschile, ma poi nella notte vengono possedute da una forza soprannaturale e cominciano ad adescare i nostri cacciatori in un delirio alcolico.

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Titolo originale: High Desert Kill
Anno: 1989
Paese: U.S.A.
Regia: Harry Falk

VOTO: 4 / 10
VOTO TRASH: 8 / 10

Recensione:
Onestamente sono allibito da tutto ciò. Poteva essere un buon film, con un canovaccio un po’ banale ma se sviluppato bene poteva almeno raggiungere la decenza e invece…Il soggetto ricorda abbastanza Orror – Caccia ai Terrestri, tuttavia l’ allucinante lentezza con cui si protrae inutilmente questo film, fa addirittura rimpiangere quella vaccata. Esaurito il minutaggio che copre l’ incipit, allo sceneggiatore non viene altro in mente che annacquare l’annacquabile tirando per le lunghe scene assurde di delirio collettivo, volendo intenzionalmente insinuare confusione nello spettatore, ottenendo tuttavia il risultato di narcotizzarlo. Per poi servirci la mazzata finale punitiva, una cagata pazzesca di finale che non sta nè in cielo nè in terra, per spiegare l’ improvvisazione più becera. C’è la chiara e netta sensazione infatti che gli attori siano stati mandati al macello con un pezzettino di carta in mano con su scritti gli appunti principali, e poi “arrangiatevi come meglio potete”. Forse la spiegazione più naturale è che Harry Falk voleva già lasciare la carriera di regista (questo è il suo ultimo film, tra l’altro un TV movie) dopo una lunga carriera a dirigere telefilm come Una Moglie per Papà, Le Strade di San Francisco e Dinasty. Tutto quello che poteva essere interessante in questo film come le scene di sesso o di violenza sono chirurgicamente castigate per punire ancora di più lo spettatore già sull’ orlo dell’auto decomposizione.

Si ringrazia Silvia Kinney Ricco per il suo prezioso contributo.

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