IL CLAN DEI BARKER

Trama: “Mà Barker” è la capofamiglia di un clan criminale conosciuto come la gang dei Barker, i componenti sono lei, i suoi 4 figli, una prostituta e un ex galeotto. La loro violenza non si ferma davanti a niente e più si trovano nei guai più cattivi diventano, come cani che abbaiano (in inglese “bark” è sinonimo di “abbaiare”).

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Titolo originale: Bloody Mama
Lingua:
Anno: 1970
Paese: U.S.A.
Regia: Roger Corman

VOTO: 8 / 10
VOTO TRASH: 6 / 10

Recensione:
Dopo una carriera fatta di film low budget di fantascienza, western e adolescenti ribelli, Roger Corman è ormai considerato negli anni ’70 un personaggio che trasforma escrementi in oro. Finalmente nel suo giro (quello dei drive-in) riscuote quel credito che gli permette di girare film impegnati socialmente e avere a disposizione quel budget che gli serve per mettere in scena un’ opera come si deve. Ecco quindi che nel 1970 Roger Corman scrive e dirige Il Clan dei Barker, una pellicola liberamente basata sulle gesta della gang Barker-Karpis, considerata uno dei maggiori pericoli pubblici del midwest statunitense negli anni della grande depressione. Leggenda popolare tra realtà e finzione narra che la gang fosse comandata da Kate Barker, ovvero “Ma Barker” (interpretata da un’ intensa Shelley Winters), una figura autoritaria e senza scrupoli che morì assieme a suo figlio Fred durante l’assedio, durato ben 4 ore, del loro cottage da parte dell’ F.B.I. Tuttavia Corman non si abbandona al puro exploitation come potrebbe facilmente risolvere, ma dipinge un quadro del tutto personale e anticonformista della vicenda dei Barker. Innanzitutto premette un incipit che introduce il tema dell’ incesto e della pedofilia, il motivo “oscuro” per cui Mà Barker avrebbe poi condotto una vita disdicevole, successivamente vediamo i 4 figli di Kate Barker tutti bene o male affetti da problemi sociali allora poco emersi che Corman vuole sviscerare anche solo in sotto trame accennate come l’ omosessualità, la dipendenza dalla droga, la solitudine, il matrimonio con una prostituta, il razzismo e la religione. I Barker di questo film sono una famiglia matriarcale radicalmente conservatrice e quindi razzista e di destra che mette indubbiamente il denaro e la famiglia al primo posto, avanti a qualsiasi cosa, dei “rednecks” o anche “White trash”. Durante il film vediamo il lento decadere della madre in virtù del figlio maggiore Herman (Don Stroud) che introduce nel clan una prostituta che vuole sposare (Diane Varsi che concede l’unico nudo del film). Non ci sono giudizi morali sul perché o il percome la famiglia agisca criminalmente, ma c’è uno studio psicologico sulle cause. Nella sua biografia ufficiale Corman descrive il comportamento particolare di due attori sul set. La prima è Shelley Winters, una interpretazione magistrale dovuta al suo metodo Stanislavskij, che le permetteva di entrare profondamente nel personaggio. Un aneddoto racconta che per calarsi al 100% nel personaggio e inscenare la disperazione della madre, si recò ad un vero funerale e si convinse tramite training autogeno che il cadavere vero che aveva davanti fosse suo figlio. Robert De Niro, che in questo film interpreta Lloyd Barker, perse 13 kg per sembrare di più un tossicodipendente, e in più dormì per tutta la durata di una pausa pranzo in una tomba aperta per entrare nel ruolo. La mia opinione è che questo film va visto, punto e basta, sia per come è girato a livello tecnico che per come è pregnamente sceneggiato.

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