WELCOME TO BLOOD CITY

Trama: Un gruppo di persone viene selezionato per un test di sopravviveza all’ interno di una realtà virtuale. I soggetti vengono virtualmente calati a loro insaputa in una zona desolata dove la legge non esiste eccetto in una cittadina di nome Blood City. La vita dei malcapitati non sarà sicuramente facile poichè il regolamento vigente a Blood City si basa unicamente sul principio “uccidi o verrai ucciso”. Come se non bastasse i tecnici che seguono l’ esperimento si lasciano prendere la mano.

ESTRATTO DEL FILM

Titolo originale:  Welcome to Blood City
Lingua:
Anno:  1977
Paese: Canada / U.K.
Regia: Peter Sasdy

Recensione:
Welcome to Blood City è un film low-budget nato da una collaborazione anglo-canadese spiegata a grandi linee in questo modo: il regista Peter Sasdy e gli sceneggiatori Stephen Schneck e Michael Winder provengono tutti dall’ Inghilterra (tra l’ altro hanno avuto a che fare con le case produttrici di culto Hammer Films e la concorrente Tigon) e la pellicola è stata tutta girata in location canadesi (al 100% per questioni di budget anche se non chiedetemi perchè o percome).

Il film è sostanzialmente un western (l’ambientazione e i costumi sono tutti in stile western…che sia stata una mossa alla Rats – Notte di Terrore dove si usò il set abbandonato e fatiscente di C’era una volta in America?) con contaminazioni politico-distopiche dove si paventano (neanche tanto in maniera assurda) esperimenti attitudinali su soggetti ignari per poi spedirli a vincere qualche guerra. Un plot simile era già stato sviluppato con il film Il Mondo Dei Robot del 1973, solamente che questa senz’altro più celebre pellicola risulta un’ operazione più alla Jurassic Park, mentre con Blood City avvertiamo di più quello spirito di contestazione che ha caratterizzato tutto il cinema degli anni ’70 con i suoi classici “WHAT IF…?” ovvero “come sarebbe il mondo se..?” (mi viene in mente subito il pregevolissimo Idaho Transfter, andatevelo a vedere!). Personalmente ho trovato il film abbastanza coinvolgente nella prima parte, mentre nella seconda la confusione tende a soverchiare quasi completamente la trama e l’attenzione dello spettatore ne risente…

Per fortuna in campo ci sono due attori professionisti che riescono a salvare il film dalla noia totale. Sto parlando di Keir Dullea e il veterano dei b-movies Jack Palance. Concludo dicendo che il tentativo di creare un’ atmosfera di “esperimento antropologico” è stato totalmente fallimentare, in virtù di un’ atmosfera nettamente più western alla “chi spara per primo vive”. Attenzione perchè bisogna avere quella conoscenza in più del parlato americano per capire proprio tutte le parole che il signor Palance proferisce dato il suo marcato accento del sud. Curiosità: questo film ha vinto il primo premio del Paris Science Fiction Film Festival del 1973.

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