MANI CHE STRITOLANO

Trama: Ling Shih-hua (Yi Chang) è vittima di un assalto da parte della banda che gestisce il gioco d’ azzardo in città, viene lasciato morente sul bagnasciuga. Tuttavia una dolce donna lo cura e lo accudisce tenendolo nascosto. Tre anni dopo la combattiva Tien (Angela Mao) viene a cercare Ling per presentargli il conto del suo oscuro passato.

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Titolo originale:  Tie zhang xuan feng tui
Lingua:
Anno:  1972
Paese: Hong Kong
Regia: Feng Huang

VOTO: 6 / 10
VOTO TRASH:
 6 / 10

Recensione:
Se vi siete presi la briga di leggere la trama e soprattutto se vi siete presi la briga di guardare questo film, vi sarete accorti delle pesanti lacune che la sceneggiatura presenta come l’ episodio del suicidio della sorella di Tien, totalmente abbozzato nonostante sia il motivo scatenante della seconda vendetta. E il motivo della prima vendetta (Ling vs banda locale) è addirittura totalmente sconosciuto. Perchè Ling ha abbandonato sua moglie incinta? E perchè è stato sacagnato di botte sulla spiaggia dai malviventi? Non si sa.

E’ un peccato perchè la dinamica delle vendette incrociate è uno stratagemma che stuzzica e questo film della Golden Harvest devo dire che è fatto meglio di tanti altri film del genere che ho visto. Per mio vezzo personale vi segnalo che questa è una di quelle pellicole dove tutti sono vestiti uguali con la casacca monocolore dalle maniche lunghe e i pantaloni abbinati alla casacca stile soldatino cinese o scuola privata di perfettini. Perchè ci sono anche i film dove vestono tutti larghi e svolazzanti come quelli della casa di produzione Shaw Brothers. A parte questa inutile parentesi che vi ha messo in guardia sul fatto che non distinguerete un attore da un’ altro, è con soddisfazione che vi consiglio di guardarlo perchè Angela Mao è veramente uno splendore quando si esibisce in colpi di kung fu (con rivoli e spruzzetti di sangue molto gradevoli), soprattutto perchè lo standard dei combattimenti di questo film è 1 contro 20. Quasi tutti i combattimenti sono 1 contro 20 e quindi il dinamismo è accattivante e ci sono sempre un paio di coltelli che saltano fuori che non guastano di certo.

Il regista ci concede anche micro scene di sentimentalismo recitate malissimo da Yi Chang di cui almeno riconosciamo sempre la faccia oblunga. Yi Chang è un personaggio totalmente inutile, patetico, che non fa altro che rendersi ridicolo soprattutto quando si presta nell’ ultima parte al classico siparietto dove salva la vita ad un saggio che per ringraziarlo gli insegna il Palmo del Thai Ci. Lo spettatore più malizioso sospetterebbe che Yi Chang fosse andato per boschi a cercare vecchi saggi morsi da serpenti, ma questo non ci è dato saperlo. Non posso non menzionare un ennesimo personaggio inutile ovvero la signora locale del gioco d’ azzardo dall’ inutile frusta e soprattutto il giapponese meno giapponese di questo pianeta, presunto “fratello” del capo dei delinquenti. Un tizio molto buffo vestito da samurai ma alto come un cinese, dalla faccia cinese, che parla cinese e dice di essere di Tokyo. E’ un chiaro sberleffo politico al Giappone o un chiaro sinonimo di ebetismo da parte della produzione? Anche questo non lo sapremo mai.

Spero di avervi spronato a guardare questo film che ricordo fa parte della trilogia di film ritagliati male e spezzettati peggio dalla Fida (defunta casa di distribuzione italiana) per comporre l’aborto cinematografico che rappresenta Il Braccio Violento Del Thay Pan. Un vero peccato che nella locandina italiana (nessun commento su queste Mani che Stritolano perchè nel film non si vede nessuna mano che stritola nulla) non ci sia la dolce figura di Angela Mao bella e fiera come una tigre. Concludo col segnalare una tipica ladrata asiatica (comune usanza che dalla Turchia si sposta fino al sud est asiatico) che si può ascoltare verso la fine del film quando Yi Chang seppellisce il povero maestro (al minuto 1:14:49), si può distinguere un famosissimo tema musicale di Hollywood che però non riesco ad associare al titolo, se riusciste a darmi una mano ve ne sarei immensamente grato!

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