RIKI-OH: LA STORIA DI RICKY

Trama: L’ incipit del film recita: “Nel 2001 le nazioni capitaliste hanno privatizzato tutte le organizzazioni governative. Prigioni, parcheggi, sono diventati attività in franchising…” Riki (Siu Wong Fan) è sempre stato un ragazzo fuori dal comune dotato di una forza inumana. Durante l’ adolescenza impara grazie a suo zio, le tecniche del Quigong, una scuola di arti marziali che sfrutta l’ energia interiore per sferrare colpi di una brutalità dirompente. Una volta diventato uomo, la ragazza di Riki si suicida per non subire uno stupro da parte di alcun trafficanti di droga membri della triade (la mafia cinese). Riki si vendica uccidendo il colpevole ma viene incarcerato in una struttura di massima sicurezza.

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Titolo originale: Lik Wong
Lingua: SUB
Anno: 1991
Paese: Hong Kong
Regia: Ngai Choi Lam (accreditato come Simon Nam)

VOTO: 9 / 10
VOTO TRASH: 10 / 10

Recensione:
Riki-Oh: The Story of Ricky è un film ormai conosciuto dai trashofili di tutto il mondo, le motivazioni sono da ricercare naturalmente nell’ eccessiva e gratuita violenza che nella maggior parte delle occasioni esplode in fantastiche scene splatter. La sceneggiatura è tratta da all’ omonimo manga di Masahiko Takajo e Saruwatari Tetsuya, purtroppo inedito in Italia, come inedite sono le trasposizioni OAV (Original Animated Video). Quello che posso dire sull’ argomento è che la versione live action di cui stiamo parlando segue fedelmente tutta la prima parte della versione originale cartacea (solamente alcuni elementi sono state leggermente modificate come la morte di un bambino anzichè della ragazza del protagonista e l’ appartenenza alla yakuza anzichè alla triade del primo malvivente assassinato da Riki) che fa proseguire la storia con la ricerca da parte di Riki del fratello disperso, anch’ esso dotato di forza inumana. Le vicende di questa seconda parte NON sono uscite in nessuna versione cinematografica, non fatevi ingannare quindi dal film Dint King, Inside King a.k.a. Story of Ricky 2 a.k.a. Super Powerful Man, prodotto sempre a Hong Kong nel 2005 e riportante una storia ambientata molti anni dopo (per chi di voi si lanciassero alla ricerca di questo titolo vi avverto che non è ancora stato sottotitolato in nessuna lingua che io sappia). Tornando al film trattato da queste recensione, ci troviamo davanti ad un incessante susseguirsi di incredibili personaggi da fumetto (ognuno esteticamente curatissimo devo dire) e colpi / situazioni devastanti, situazioni di dramma & vendetta istantanea, torture indicibili rese vane da soluzioni cinematografiche insuperabilmente trash, come il riannodarsi il tendine strappato per guarirselo. Gli amanti di Ken il Guerriero saranno entusiasmati dai violentissimi scontri e dal gesto del protagonista di assaggiare il proprio sangue prima della battaglia (che a dire il vero proviene primigeniamente da Bruce Lee), dai vari “ti ho colpito un punto vitale, morirai a breve” e dal primo vero combattimento di Riki contro un grassone pelato, tale e quale al primo vero combattimento di Ken con quella montagna di lardo che era “Heart”, il fante di cuori. La regia e la fotografia meritano un plauso per il merito di sapere mascherare con una certa bravura una evidente produzione low budget, che non si vergogna di buttare un orribile manichino dal palazzo, per inscenare il suicidio della ragazza di Riki. Big Up!

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