IL FANGO VERDE

Trama: Un’ enorme meteorite sta per schiantarsi sul pianeta Terra. Il tempestivo intervento del comandante Jack Rankin (Robert Horton) sventa il grave pericolo. Tuttavia, durante l’ operazione, un corpo gelatinoso alieno di colore verde si mescola alle tute spaziali dell’ equipaggio addetto alla missione.

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Titolo originale: The Green Slime
Lingua:
Anno: 1968
Paese: U.S.A. / Giappone
Regia: Kinji Fukasaku

VOTO: 6 / 10
VOTO TRASH: 9 / 10

Recensione:
Fate finta di non aver letto la trama qui sopra. Se vi dicessi: “Un equipaggio terrestre di ritorno dalla visita di un corpo celeste sconosciuto, porta inavvertitamente all’ interno del mezzo spaziale una creatura alinea. L’ alieno miete vittime all’ interno dell’ equipaggio. A causa delle proprietà del sangue alieno è bene evitare di colpirlo con armi da fuoco convenzionali.” cosa rispondereste? “Alien” in coro, immagino. E facciamo un salto di 11 anni prima fino ad arrivare a: Il Fango Verde. Un film prodotto da Walter Manley e Ivan Reiner (autore del soggetto) per la Metro Golden Meyer (MGM), le stesse persone che anni prima produssero la famosa quadrilogia “Gamma 1” diretta del nostro Antonio Margheriti (famosa per i nerd del cinema di fantascienza naturalmente). Non è infatti raro che questo film venga appellato come quinto capitolo della saga di Margheriti, eppure, per ragioni a me sconosciute (sorry!) la regia questa volta è stata affidata a Kinji Fukasaku, famoso non certo per i suoi film di fantascienza, ma per le sue esplosive pellicole sulle faide yakuza e per il suo 65esimo e più noto film: Battle Royal. Perchè scegliere proprio Kinji Fukasaku anzichè Ishirô Honda (il papà di Godzilla e di tutta la fantascienza nipponica) per un film di fantascienza è un’ altra cosa che proprio non mi spiego. Il Fango Verde è senz’ altro un so bad so good, uno di quei film così bizzarro e assurdo che risulta molto piacevole e divertente da guardare. Ogni contenuto drammatico ad oggi è totalmente soverchiato dall’ effetto weird degli effetti speciali totalmente superati ad oggi. Fukasaku gira la pellicola in Giappone, esclusivamente in interni (gli esterni sono tutte riproduzioni in miniatura, comprese tutte le astronavi) dirigendo attori americani eccetto per i bambini giapponesi che muovevano dall’ interno i costumi delle creature aliene. I protagonisti maschili Robert Horton e Richard Jaeckel (che ci intrattiene con alcune facce degne di Klaus Kinski) sono due facce rubate al cinema western e Luciana Paluzzi (orribile la sua recitazione in questo film) è un’ attrice romana famosa per essere stata la femme fatale di Agente 007 – Thunderball: operazione tuono. Il regista nipponico decide di puntare tutto sulla sintesi. Le sequenze del film sono come capitoli di un libro e la narrazione procede schematica e scevra di inutili fronzoli. Diciamocelo, la tresca amorosa (del tutto tagliata nella versione giapponese) poteva essere un potenziale punto di noia, tuttavia il regista ha saputo giostrare a proprio favore questa probabile imposizione dello scrittore/produttore Reiner, creando per tutta la durata del film una palpabile tensione (leggi anche “competizione”) tra i due maschi alfa ex amici, ex commilitoni, costretti a seguire le regole dell’ esercito a discapito delle loro pulsanti emozioni. Da vedere senza paura della noia.

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