UNA DONNA DA GUARDARE

Trama: Gianni Luraghi (Mauro Vestriè il proprietario di un’ azienda che si occupa di moda, si reca dal prof. Mueller (George Ardissonal fine di curare la sua impotenza. Il professore gli fa ingoiare un microfono e poi gli dice di farsi una vacanza. Luraghi, che è innamorato della sua compagna Marisa (la cantante Cinzia de Carolis), organizza un’ incontro su un isola con la stessa, così da dare un tocco di aria fresca al loro rapporto. Sul traghetto per l’ isola Luraghi sfoglia un numero di “Playman” e vede le foto di nudo di Pamela (Pamela Prati). Da quel momento in poi il signor Luraghi sarà ossessionato dall’ immagine di Pamela e ne vedrà l’ incarnazione dappertutto.

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Titolo originale: Una Donna da Guardare
Lingua:
Anno: 
1991
Paese:
 Italia
Regia: 
Marco Quaglieri

Recensione:
Qui siamo all’ apice del trash italico, d’ altronde Pamela Prati è sinonimo di trash, soprattutto quando c’ è lo zampino di Mario Bianchi. Ma rimaniamo per ora sulla Pamelona nazionale, i cui ruoli pretestuosi per riprenderla a nudo integrale evitando di farla parlare sono meritevoli di riempire antologie del cinema. In Transformations è una specie di mostro / alieno / puttanone mutaforma, in Posseduta invece è un demonio ringhiante e in questo film invece è una visione eterea non proprio “impalpabile”…Si, due battute in croce le dice, ma è doppiata e pure fuori sincrono.. Primeggia per rarità una sua foto di nudo integrale dove si vede pelo e contropelo, neanche cercando su internet si trovano su immagini così spinte, quindi vale la pena segnalare. Ma parliamo del protagonista maschile, un fintissimo giovane, un avanzo di Sisal a metà tra Mel Broosk e Woody Allen (parlo dell’ aspetto esteriore!), che si prende pure dello stronzo e del puttaniere ma che alla fine tutte vogliono inspiegabilmente scopare con lui, colte da raptus di impellente libido. Sarà questa la cura del dottor Muller? Ma poi che cura è? Ce lo spiegano? Non mi pare. La recitazione del protagonista è doppiata da una calda voce che non manca di ammorbarci di continuo con i pensieri paranoico demenziali di questo mentecatto, con una recitazione che pare il Mago Zurì che racconta ai bambini dello Zecchino D’ oro quanto sia floscio il suo cazzo. In particolare assistiamo ad un soliloquio che pare duri 30 minuti, di lui sul traghetto che farfuglia cosa insensate in preda alla confusione, da martellate sulle palle… Per concludere il discorso attori tenete ben presente che tutte ma proprio tutte le comparse del film guardano in telecamera in maniera distratta, non gli riesce proprio di non farsi cadere l’ occhio.. Parliamo del comparto tecnico, sorprende leggere tra lo staff il nome di Camilla Fulci come revisionista della sceneggiatura… e qui ci sono un attimo rimasto perchè 
i dialoghi li ha scritti sicuramente un analfabeta, avventore alcolizzato di un bar in cui andavano Bianchi e il regista. NON sorprende invece per l’ appunto leggere il nome di Mario Bianchi al montaggio notando appunto un modus operandi  bizzarro, epilettico e particolarmente morboso, come l’ occhio del regista Marco Quaglieri qui alla sua prima e unica esperienza come regista (e io non lo so, ma ci sta che la firma l’ abbia messa lui e il film l’ abbia girato Mario Bianchi). Le scene di sesso sono simulate blandamente e la parola erotismo risiede unicamente sui collant dell’ assistente del prof Mueller, per il resto bisogna cercare molto bene tra il pelo della Topazio. Fate conto di vedere un porno senza le scene di sesso. 100 punti per il commento sonoro quando sentiamo la versione “calypso” della canzone dei tre porcellini.

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