VORTICE MORTALE

Trama: L’ ispettore Alexander Stacev (Philippe Caroit) giunge sul luogo di un presunto delitto, è stato chiamato infatti a seguito della scoperta di un cadavere all’ interno di una lavatrice. Al suo arrivo però l’ elettrodomestico è completamente vuoto e non vi sono tracce del cadavere in tutta la casa, abitazione in cui vivono tre sorelle, Maria (Ilaria Borrelli), Vida (Katarzyna Figura) e Ludmilla (Barbara Ricci). Il presunto scomparso sarebbe Yuri Petkov (Yorgo Voyagis), un personaggio viscido che lavora come pappone nei night di Budapest.

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Titolo originale: Vortice Mortale
Lingua: SUB
Anno: 1993
Paese: Italia
Regia: Ruggero Deodato

Recensione:
Ruggero Deodato firma il suo secondo giallo / thriller dopo Un Delitto Poco Comune, tornando a ricordare al mondo intero che l’ Italia non è stata (e se vuole continua a non esserlo) seconda a nessuno in fatto di cinema giallo durante gli anni ’60 e ’70. Questo film mi ha sorpreso piacevolmente poichè le mie aspettative erano molto basse dal momento che Vortice Mortale è un titolo totalmente avvolto nel mistero, non ne parla mai nessuno, le informazioni su internet sono quasi nulle e non è mai citato da nessuna parte tranne quando si parla di filmografia intera del regista romano. Ho deciso di sottoporre quindi questo titolo alla vostra attenzione poichè una visione la merita sicuramente.

Partiamo da un presupposto molto importante che può riassumere tranquillamente lo spirito dell’ intera recensione. Vortice Mortale (conosciuto internazionalmente come The Washing Machine) ha una ottima ed impeccabile confezione, veramente. Deodato è sciolto e sicuro nelle sapienti inquadrature e nei movimenti di macchina come un vero artigiano che sa quello che fa. A Claudio Simonetti (leader della band prog metal Goblin) sono state affidate le musiche, nulla da dire, un ottimo lavoro. La fotografia di Sergio D’Offizi è tutt’ uno con il film, le location decadenti di Budapest vanno a braccetto con un senso generale di oscurità e colori freddi. Ricordo che D’Offizi non è l’ ultimo arrivato, ha lavorato con Deodato in Cannibal Holocaust e La Casa Sperduta nel Parco e in molti altri lavori d’ eccellenza ma per ragioni di spazio non mi dilungo oltre. Inoltre gli attori se la cavano tutti bene. Veniamo qui alla parte scricchiolante. La sceneggiatura è stata affidata a Luigi Spagnol (uomo privo della grande esperienza dei nomi sopracitati) che sono sicuro si sarà impegnato molto, ma ha fatto un pasticcio come pochi.

E’ la sceneggiatura infatti l’ elemento principale a farmi affermare che questo film ha un bellissima vetrina ma ha poca anima. E’ veramente troppo pieno di twist e di indizi falsi, tanti che dopo un po’ lo spettatore non sa più cosa aspettarsi. Mano a mano che va avanti il film si ripete sempre lo stesso schema. Meno male che Spagnol ha pensato bene di inserire un bel primo piano di culo o di tette esattamente ogni 5 minuti per tenere lo spettatore sveglio e sul pezzo!! Taglio qui la recensione perchè vorrei fare spazio ad alcune golose curiosità. Primo, il regista fa un simpatico cameo nel film quando un vicino curioso apre timidamente la porta del condominio. Il primo titolo scelto per questo film era Metal VortexDeodato tributa sè stesso in una scena di delirante cannibalismo, esattamente come Joe D’Amato citò sè stesso in una scena di delirante cannibalismo in Emanuelle e Francoise – Le Sorelline

Si ringrazia Silvia Kinney Riccò per il suo prezioso contributo


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