LAME MORTALI

Trama: Alex Freier (Robert Chapin) è un campione di scherma fuori dal settore agonistico per aver accidentalmente causato la morte di un suo opponente. Viene contattato da un misterioso figuro (Joe Don Baker) che gli propone di entare nella sua organizzazione di lotte clandestine. Freier, dopo un iniziale entusiasmo, si accorge che il gioco è troppo pericoloso e decide di abbandonare, ma l’ avido manager fa rapire la sua ragazza (Darlene Vogel) per costringerlo ad andare fino in fondo.

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Titolo originale: Ring of Steel
Lingua:
Anno: 1994
Paese: U.S.A.
RegiaDavid Frost

VOTO: 4 /  10
VOTO TRASH: 8 / 10

conosciuto anche come I Nuovi Guerrieri.

Recensione:
Lame Mortali
è proprio un filmbrutto, uno di quei film che guardi per farti male, oppure per pura nostalgia della tua infanzia, quando i combattimenti tra guerrieri forzuti facevano parte del tuo mondo di videogiochi e film d’ azione su Rete 4.

Lame Mortali è proprio questo, sembra una megapuntatona del telefilm Highlander, quello con l’ inutile Adrian Paul: elementi degli anni’80 ingrigiti, businessmen senza scrupoli e dialoghi ridicoli che cercano disperatamente di rendere credibile una trama inverosimile oltre che orrenda. C’è anche spazio per la stangona di turno, bella e inutile. Tocca a Carol Alt fare gli onori di casa a Villa “Per favore scritturatemi”. Ci tengo a precisare, all’ attenzione dei lettori più attenti ai dettagli, che la Alt NON mette in mostra proprio nulla e non fa scene di sesso. Anzi, per la cronaca non se la fila nessuno e va sempre in bianco!

La sua recitazione è sotto la media (oggi mi sento generoso) come del resto quella di tutti gli attori, tra i quali spicca Robert Chapin (per incompetenza chiaramente), ovvero il protagonista, ovvero uno stuntman professionista maestro di scherma orientale. Non un attore. Uno stuntman. Ecco già avrete cominciato ad avere un’ idea più consistente su questo film. Che altro dire? Esplosioni qua e là, tagli e ferite che si rimarginano dopo una sequenza, conflitti  che si risolvono cambiando inquadratura e l’ immancabile conclusione nella fabbrica chiusa, su rampe, catene e scale pericolosissime. I sopravvissuti, dopo aver vissuto un’ esperienza traumatica, sfoderano un bel sorriso e la contentezza pervade i loro animi come se non avessero appena rischiato di morire bruciati vivi 5 minuti prima. Grazie Stati Uniti d’ America.

Curiosità:
Il film non è un remake de L’ Uomo Tigre, nonostante Joe Don Baker sia un perfetto Mister X e il suo club sembri una copia di Tana delle Tigri

 

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