SEDDOK, L’ EREDE DI SATANA

Trama: Lo scienziato Alberto Levin (Alberto Lupo) salva una ragazza  (Susanne Loret) che ha subito un incidente automobilistico riuscendo a ricostruire la pelle danneggiata grazie ad un siero di sua invenzione. Per mantenere viva la bellezza della ragazza il dott. Levin si trasforma in mostro ed uccide giovani donne.

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Titolo originale: Seddok, L’ Erede Di Satana
Lingua:
Anno: 1960
Paese: Italia
Regia: Anton Giulio Majano

VOTO: 6 / 10
VOTO TRASH: 6 / 10

Recensione:
Veramente un film particolare questo Seddok, l’ Erede di Satana. Uno splendido bianco e nero si sposa meravigliosamente con una fotografia che ho apprezzato molto rafforzando il romanticismo insito in questa rivisitazione italiana del Dr. Jekyll e Mr Hyde. Rivisitazione simile a Il Diabolico Dr. Satana di Jesús Franco che attenzione è però più vecchio di due anni (ce ne sono poi una discreta quantità di pellicole con questo canovaccio). Sapete ormai che ho una fissazione coi titoli sballati, ebbene sappiate subito che questo film con il principe delle tenebre non ha niente a che fare e non c’è la minima traccia di occultismo, neanche menzionata (a proposito di titoli segnalo il titolo internazionale molto efficace ma anch’esso abbastanza fuorviante Atom Age Vampire). Il pregio di questo film oltre alla fotografia come dicevo, è la recitazione più o meno gradevole dei protagonisti, in particolare del mad doctor Alberto Lupo che somiglia non poco a Gian Maria Volontè il che me lo fa stare simpatico a prescindere. Come mai la recitazione sia stato un aspetto primario da curare per il regista Anton Giulio Majano, lo si può dedurre scrutando il suo curriculum da regista di Majano, la cui carriera è occupata per la gran parte da sceneggiati televisivi dove solitamente tutto ruota attorno agli attori e il resto conta poco. I difetti si presentano sotto forma di trama (scritta da uno sconosciutissimo Piero Monviso nonostante lo zampino di Alberto Bevilacqua) veramente già analizzata sotto tutti gli aspetti anche se si è voluto variare con il tema dell’ atomo molto di moda nell’ America di quel periodo, pare infatti molto strano che una produzione italiana abbia scartato lo stile gotico per introdurre la figura dello scienziato pazzo nei cinema della penisola. Fattostà che per le caratteristiche scritte sopra e per la quasi inesistente presenza di scene cruente, questo film la considero fondamentalmente un dramma con forti tinte romantiche, che analizza la figura del doppio sè, in una chiave un po’ bizzarra, mettendo in contraddizione la figura dello scienziato con quella dell’ uomo accecato dalla passione. Va messo e preservato con cura nel cassetto dei bei ricordi. Può essere apprezzato da chi ha uno spiccato gusto per il mystery soprattutto nella seconda parte.  

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