DOOMWATCH – I MOSTRI DEL 2001

Trama: “Doomwatch” è il nome dell’ organismo governativo britannico creato per il controllo dell’ inquinamento su tutto il territorio nazionale. Ne fa parte il dott. Del Shaw (Ian Bannen) il quale viene invitato su una piccola isola nel sud-ovest della Gran Bretagna. Il dott. Shaw trova subito un forte clima di chiusura e diffidenza da parte degli isolani, custodi di un terribile segreto dietro ai quali si nascondono loschi affari legati allo scarico di sostanze chimiche dannose attorno alle coste dell’isola. I pesci contaminati sono mangiati dagli abitanti dell’ isola che vengono poi affetti da acromegalia, una malattia degenerativa che porta a malformazioni orribili sul corpo e perdita della ragione. Per sua fortuna Shaw troverà un aiuto nella maestra Victoria Brown (Judy Geeson) che vive sull’ isola ormai da un paio di anni.

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Titolo originale:  Doomwatch
Anno:  1972
Paese: U.K.
Regia: Peter Sasdy

Recensione:
Premetto che mai e poi mai mente umana riuscirà a risalire alla ragione per cui i distributori italiani abbiano aggiunto quel “2001” al titolo poichè niente e nessuno indica che la vicenda sia ambientata in un futuro prossimo, anzi. A questo punto chiamiamo Shining“Shining – la famiglia del 3001”, perchè no?

Doomwatch arriva come finale dell’ omonima serie TV britannica trasmessa dalla BBC per tre anni di seguito (ovvero dal 1970 a 1972) riprendendone le linee guida e tuttavia introducendo i due protagonisti principali del lungometraggio come personaggi ex novo. Si rimane facilmente perplessi riguardo alla scelta della scialba Judy Geeson, al contrario è facile approvare quella di Ian Bannen sulle cui spalle si regge sostanzialmente l’ intera pellicola. La prova d’ attore di Bannen viene però affossata dalla mediocre sceneggiatura di Clive Exton che consegna alla pellicola un taglio al limite del documentaristico piuttosto che un “mistery” come il prodotto voleva risultare, e la regia dozzinale di Peter Sasdy che non riesce in nessun modo a suscitare un’ emozione che sia tensione o brivido nonostante la vicenda ne sia potenzialmente pregna. Sasdy mi aveva sorpreso positivamente invece in Gli Artigli dello Squartatore prodotto dalla Hammer. Ed è proprio a causa della mia passione per la mitica casa di produzione britannica, la Hammer Films, che mi sono imbattuto in questa pellicola poichè prodotta dalla Tigon la quale, assieme alla Amicus, ne rappresentava una diretta concorrente. Tuttavia mi sono trovato davanti un’ operazione fallita che lascia molto amaro in bocca poichè il soggetto rimane qualcosa di molto interessante e potenziale fautore di momenti di angoscia e terrore se ben sfruttati.

La prima associazione mentale va alle ambientazioni di H.P. Lovecraft, sempre e comunque legate a piccole realtà rurali possibilmente adiacenti a coste marittime spettrali e piene di insidie. Lo spettatore poteva essere facilmente portato ad immaginare chissà quale orrore si celava dietro ai mostri dell’ isola, eppure la componente ecologista, diciamolo pure, rovina tutto il fascino del soggetto. Come se non bastasse le cause della minaccia sono telefonate allo spettatore fin da subito. Vi consiglio questo film solamente se siete “completisti culturali” come me, altrimenti evitatelo pure. Eviterete la noia.

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