BRAINWAVES – ONDE CEREBRALI

Trama: Caduta in coma dopo un incidente stradale, Kaylie viene rianimata grazie al trasferimento elettronico delle onde cerebrali tratte dal cervello di una donna appena morta. L’operazione sembra riuscire, ma in sogno la ragazza comincia a rivivere gli ultimi giorni della donatrice, scoprendo così che la donna è stata vittima di un omicidio. La mente della defunta prende sempre più il controllo del suo corpo, mentre l’assassino è sulle sue tracce.

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Titolo originale: Brain Waves
Lingua:
Anno: 1983
Paese: U.S.A.
Regia: Ulli Lommel

VOTO: 7 / 10
VOTO TRASH: 5 / 10

Recensione:
Brain Waves è un piccolo film low budget che si prefigge di essere un pioniere di ciò che sarà la tematica preminente degli anni a venire, ovvero il rapporto di amore e odio tra il computer ( quello sconosciuto) e l’uomo, l’altro sconosciuto. Lo fa in modo un po’ inesperto e a tratti incerto data la lentezza del film e l’approccio giallistico piuttosto fuori argomento. Si tratta di una pellicola ancora legata agli anni ’70, con una fotografia tipicamente classica e un cast usa e getta con qualche nomignolo mezzo conosciuto per fare girare la voce. Il regista Ulli Lommel scrive e dirige un film che comunque non è affatto da buttare nonostante la narcolessia che aspetta lo spettatore dietro l’angolo infatti l’ex attore di origini polacche, che ha frequentato fior fior di Fassbinder, Andy Whorol e Russ Mayer e poi si è dato all’ horror low budget come pochi altri prima di lui, è riuscito a creare un film di grande atmosfera (pesante e asfittica) attorno all’angoscia di un bravo Keir Dullea, immerso completamente nel ruolo del disperato marito Julian Bedford. C’è un rimando mai esplicitato, forse involontario e forse no, alla massoneria nel tatuaggio dell’ assassino ovvero due angoli retti incrociati, la classica squadra e compasso dentro cui troneggia di solito la “G”. Ma non ci è dato sapere altro. Non ci è neanche dato sapere perchè verso la fine la colonna sonora diventa quella di Rambo. Ma va bene anche così.

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