CARA DOLCE NIPOTE

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Trama: Corrado (Lucio Flauto) è il direttore di un hotel frequentato da affaristi e gente di un certo spessore (?), è vedovo di Laura, una donna che ha lasciato un vuoto incolmabile dentro di lui. Vive con una colf veneta di nome Marietta (Femi Benussi) e uno strano vicino di casa di nome Franco (Francesco Parisi). La sua vita viene sconvolta dall’ arrivo di Daniela (Ursula Heinle) la sua giovane nipote che è venuta a stare da lui, una volta uscita dal collegio.

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Titolo originale: Cara Dolce Nipote
Lingua:
Anno: 1977
Paese: Italia
Regia: Andrea Bianchi

VOTO: 2 / 10
VOTO TRASH: 9 / 10

Recensione:
Film firmato da Andrea Bianchi (altri film del maestro recensiti qui), uno dei pionieri del porno italiano (assieme a Joe D’ Amato e Mario Bianchi) e artigiano del cinema thriller / erotico di serie zeta. Ci regala una pellicola insolita ambientata nel grigio milanese, di impostazione erotico / classica tardi anni ’70 priva però dello spirito ridanciano che contraddistingue solitamente le situazioni paradossali come quella raccontata. Più che un film erotico pare un film denuncia sulla sciapa e patetica italietta dei bar di una volta, sulla classe media per bene, quella chiesarola della doppia morale. Il film approfitta anche in certi momenti del movimento hippie per creare una bocca da cui evidenziare le contraddizioni della società borghese del boom economico, quella della Democrazia Cristiana per intenderci. Fin qui tutto bene. Ma Andrea Bianchi da gran maestro del cinema brutto, rovina tutto con una messinscena da barzelletta (che non fa ridere) cercando di salvarsi in corner con i soliti paradossi da uomo mediocre che vive di bugie e di sogni irraggiungibili scivolando inesorabilmente nella banalità ancora più triste del cornuto e mazziato (ricalcando le situazioni dei cosiddetti decamerotici). Indescrivibile poi la scelta del cast. Un Francesco Parisi che come in un telefilm della fininvest è vestito sempre uguale, in divisa da pilota aereo (anche con il pigiama sotto), insopportabile con la sua parlantina da televendita e la erre moscia. La protagonista Ursula Heinle è un pezzo di plastica usa e getta che, scusate la cattiveria, avrà fatto contento qualcuno della produzione in vena di farsi una dell’ est. Cara Dolce Nipote sarà il suo primo e ultimo film, chi ha visto la pellicola capisce subito il perchè. Infine quello che se la cava meglio è Lucio Flauto , ma la sua interpretazione in fondo non è poi così complicata, deve fare la faccia da cane bastonato per un’ ora e mezza. Piero Regnoli che ha scritto la sceneggiatura dev’ essere stato pagato in datteri per aver scritto questa boiata pseudio impegnata socialmente, che vanta dialoghi stereotipati e finti messi in bocca da personaggi così spenti, che li fanno sembrare proprio quello che sono, tiritere imparate a memoria e dette più velocemente possibile per non dimenticarsele. Siamo benedetti inoltre dalla performance della Heinle che in preda ad allucinazioni derivanti da una canna (???) dice “voglio volare! voglio volare!”, roba da antologia. Andrea Bianchi gira questa pellicola quasi totalmente in interni, in modo pigro e svogliato quasi come se stesse girando una telenovela di Rete 4. Per andare sul sicuro e non fare tanta fatica rispolvera i classici cavalli di battaglia del genere, l’ occhio che guarda nella serratura, la serva veneta spigliata che non disdegna la bottarella del paròn o di chi per lui e le lunghe sequenza inutili totalmente riempitive per arrivare al minutaggio richiesto. In poche parole se volete vedere un film erotico vedete altro, se volete vedere 1 ora e mezza di un imbecille patetico che si piange addosso allora benvenuti. 

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