IDAHO TRANSFER

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Trama: Una equipe di giovani studenti dell’Università dell’Idaho sta sperimentando segretamente una macchina in grado di trasferire la materia. Uomini e cose sembrano viaggiare senza problemi apparenti dai laboratori del college al ricevitore, sistemato in un cratere vulcanico lontano alcune miglia, fino a quando si scopre che ogni spostamento avviene non soltanto nello spazio ma anche nel tempo, a 56 anni nel futuro. Esplorando la terra di domani, gli studenti scoprono un mondo dal quale per una sconosciuta catastrofe ambientale il genere umano è scomparso. Ed i più ardimentosi, si trasferiscono definitivamente nel futuro scavalcando la tragedia, pronti a ricominciare il cammino della civiltà

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Titolo originale: Idaho Transfer
Lingua:
Anno: 1973
Paese: U.S.A.
Regia: Peter Fonda

Recensione:
Raro film diretto dal noto attore Peter Fonda che vediamo, prima dell’ inizio del film, spiegare direttamente allo spettatore il senso della sua opera, compiendo un viaggio ideale tra le sue precedenti fatiche autoriali, ovvero la sceneggiatura di Easy Rider e la regia di Il ritorno di Harry Collings. Dalla sua bocca impariamo che questo film è (come spesso e volentieri accade con i film catastrofici post-apocalittici) un chiaro messaggio ecologista, fabbricato ad hoc per sensibilizzare l’ opinione pubblica sui rischi dell’ inquinamento (attenzione perchè questa video-premessa non c’è in tutte le edizioni del film). E’ grazie a questa informazione che riusciamo a capire come mai nel 2030 l’ umanità si è semi-estinta, poichè le motivazioni di ciò, come moltissime altre informazioni, sono volutamente omesse (si parla di un contagio ad un certo punto della storia, ma penso che sia atto a disseminare confusione) per dare un senso di “istantanea” (nel senso di fotografia) della vicenda narrata. Devo dire che questo film è proprio una perla da cercare con il lanternino e riscoprire poichè facente parte di quel cinema libero (di pensiero) dell’ america anni ’70 che mai più tornerà e allora è bene succhiare tutto il midollo dell’ osso finchè ce n’è. Esempio crudo questo come crudo è il film, letteralmente spoglio di qualsiasi scenografia artefatta (eccetto la macchina del tempo che è una panca con dei bottoni davanti) e di qualsiasi mediazione registica che oltrepassi il necessario allo scopo ultimo della pellicola. Un film che si basa su forti contrasti emozionali da parte dei protagonisti (e soprattutto dalla protagonista interpretata da una giovanissima Kelly Bohanon) e visivi per quanto riguarda gli sterminati e maestosi spazi vuoti degli esterni e i strettissimi corridoi del laboratorio (unico interno). Il profilo documentaristico della regia ci comunica l’ illusione di non aver avuto una sceneggiatura da svolgere, ma di aver mandato allo sbaraglio un gruppo di giovani, completamente isolati, nel Craters of the Moon National Park o Bruneau Sand Dunes State Park.  Fonda ha voluto solamente ragazzi comuni (non attori) per questo film, per dare un’ immagine di maggiore realismo e con pochi soldi ha realizzato qualcosa che colpisce e lascia il segno.    


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