HOT SUMMER IN BAREFOOT COUNTY

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Trama: Jeff Wilson (Don Jones), un ispettore di polizia di città, viene inviato in uno sperduto paesino di campagna chiamato Barefoot Country per indagare sotto copertura su un traffico illecito di alcool prodotto clandestinamente. Dopo qualche scontro con alcuni bulli locali viene soccorso dalla bella vedova Stella (Tonia Bryan) che lo accoglie in casa facendolo vivere per alcuni giorni con le sue tre bellissime figlie.

Titolo originale: Hot Summer In Barefoot Country
Lingua:
Anno: 1974
Paese: U.S.A.
Regia: Will Zens

VOTO: 1 / 10
VOTO TRASH: 8 / 10

Recensione:
Nel caso vi approcciaste a questo film gasati dalla presenza del logo della Troma, non aspettatevi nulla di tutto quello che vi potreste immaginare. Non ci sono mostri che vengono fuori da armadi o cessi, non ci sono vendicatori tossici, vendicatori delfini, vendicatori kabuki. Niente di tutto questo. Il logo Troma c’ è solo perchè la Troma (per motivi pressochè misteriosi) ha deciso di distribuire questa vaccata astronomica che potrà piacere solamente a qualche fan di Bonanza e Bo e Luke, essendo un film fatto da rednecks per rednecks. La casa produttrice è la Preacherman Corporations, micro-etichetta da cui sono nate unicamente 3 pellicole. Nonostante Hot Summer in Barefoot Country sia un titolo molto pruriginoso, non si tratta per niente di un film erotico, ma è semplicemente una commedia romantica con un tocco di dramma, tutto qua. Cioè, fa schifo come film altro che tutto qua. Se volete vedere giovinastri che giocano a flipper, poliziotti ritardati che sbafano ciambelle e caffè a go go, giocosi tentativi di stupro nel fienile, gente che parla puntando il fucile al proprio interlocutore, ragazzine che esibiscono vestitini svolazzanti e compiacenti, gente che non può fare a meno di ululare ed emettere versi scimmieschi se si trova su una jeep, matrimoni con la pistola del padre puntata contro lo sposo, inseguimenti di macchine con un banjo come commento musicale questo è il film per voi. Altrimenti evitate. La cosa più odiosa non è tanto l’ aspetto amatoriale della pellicola, nè il fatto che sia tutto parlato con la parlata del sud, ne gli ultra-stereotipi rappresentati, nè il fatto che è pieno di ragazzine vogliose che non fanno neanche vedere una chiappa, la cosa più odiosa è il continuo commento musicale, un tappeto di musica country che non si può evitare, interrotto solamente da alcune varianti di dubbio gusto per sottolineare i momenti più emotivi in stile Disney. L’ unica cosa che fa ridere è lo sceriffo panzuto che se ne viene fuori con la frase culto: “Gotta go do some sheriffin…” che dovrebbe suonare come “Devo andare a sceriffare…” essendo lui lo sceriffo.

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