SAPORE DI DONNA

Trama: Perry (David D’Ingeo) è un belloccio figlio di papà che ha una cotta per Carmen (Filomena Campagna) e addirittura vuole sposarla, nonostante il ragazzo non abbia ancora cominciato l’ università. Perry si ritrova a vivere con due bonazze, una più figa dell’ altra. Laurie infatti ha un fascino maturo e un corpo scultoreo, mentre Sheila (Debora Calì), la figliastra di Lauriefa la fotomodella di giornaletti per onanisti. Succedono poi vari fattacci fino ad arrivare all’ irrimediabile tresca.

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Titolo originale: Sapore di Donna
Lingua:
Anno: 1990
Paese: Italia
Regia: Mario Gariazzo (accreditato come Roy Garrett)

VOTO: 2 / 10
VOTO TRASH: 7 / 10

Recensione:
Ultimo capitolo del trittico erotico di Mario Gariazzo (che comprende anche Intrigo d’ Amore e L’ Attrazione) che scrive e dirige questa pillola soporifera di alto trash, canto del cigno del regista ufologo (questa è il suo penultimo film, altri sui film recensiti qui). Tutte pellicole pericolosamente somiglianti agli erotici di Ninì Grassia o Bruno Mattei e ho detto tanta roba. Con questo film entriamo a gamba tesa negli anni ’90 e lo schermo si riempie di biondi tinti, gel, discorsi che non vanno da nessuna parte il tutto sullo sfondo balneare della Rimini più anonima (almeno per tutta la prima parte). Essendo un soggetto senza corpo e totalmente improbabile, farcito di dialoghi idioti e inconcludenti e dall’ umorismo becero tipico del genere (“mi sarai fedele?” “si, come l’ arma dei carabinieri”), spostiamoci su l’ unico argomento che può destare un minimo di interesse: i culi. Ovvero le attrici che prestano il loro retrobottega per racimolare due spicci da una produzione infima come è quella coinvolta in questo z movie. Partiamo subito dalla finta biondazza di iniizo film: Carmen, ovvero la procace Filomena Campagna il cui culo possiamo rimirare solamente in questa pellicola perchè è l’ unica che abbia mai “interpretato”. Le due vere star sono Debora Calì e Valentine Demy che poi passerà all’ evidentemente più redditizio hard. Entrambe fanno la loro porca figura anche se la mente umana non può spiegare come i due personaggi che interpretano possano entrambi essere attirati dall’ impotente protagonista della pellicola: Perry. Un nome un programma quello di Perry, Un bamboccio che pare uscito dal Teste Rasate di Fragasso. Un totale imbecille totalmente incapace di avere un’ erezione durante la simulazione del sesso (vedi prima scena spinta), la cui carica sessuale è adombrata da uno spavaldo Antonio Zequila vero e proprio Don Giovanni delle spiagge riminesi, qui in versione Rocco Siffredi post-adolescenziale. Purtroppo il nostro “mutanda” nazionale dura poco ma ce ne facciamo presto una ragione. Tra l’ altro è protagonista di una delle scene di sesso più statiche mai impresse su celluloide. Insomma, tutti gli attori paiono appena usciti fuori dal congelatore, e le scene erotiche fanno alzare solamente il sopracciglio, diciamolo pure, se non si preme il tasto forward durante le scene di sesso questo film non si riesce a finire. Consiglio, l’ unica cosa bella in questo film sono i culi, questo film è da guardare tenendo il dito sul tasto forward, poi lasciarlo quando si vede un culo, poi forward, culo, forward, culo. Finale pretenziosamente “d’ autore” che non aggiunge niente alla pellicola se non del minutaggio di puro trash. Gariazzo, l’ ha fatta di nuovo!

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