NON SI SEVIZIA UN PAPERINO

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Trama: In un superstizioso paesino lucano tre bimbi vengono crudelmente uccisi. Un giornalista in vacanza indaga con i carabinieri. I sospetti cadono su una dissoluta signora di città venuta a disintossicarsi, poi su una fattucchiera. Entrambe risultano innocenti, ma la seconda, una volta rilasciata, viene massacrata dai genitori delle piccole vittime. La situazione diventa più cupa quando è assassinato un quarto bambino.

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Titolo originale: Non Si Sevizia Un Paperino
Lingua:
Anno: 1972
Paese: Italia
Regia: Lucio Fulci

Vorrei dedicare questa mia insignificante recensione alla grandezza del lavoro di Riz Ortolani, recentemente scomparso.

Recensione:
Il film comincia con una misteriosa donna che, annaspando, scava nella terra a mani nude in cerca di qualcosa… subito dopo, quasi senza accorgercene, passiamo dal mistero a sprazzi di vita contadina, tra il grottesco e il comico. Questo inizio è una meravigliosa esemplificazione di come l’ occhio dello spettatore verrà guidato inconsapevolmente con astuzia per tutta la durata del film, fino all’ ultimo secondo. Per chi è abituato al Fulci di Manhattan Baby o Paura.., questo film non è un horror, è un giallo o per meglio dire un thriller dalle tinte molto forti. Ma sarebbe sminuitivo affibbiare a questo film l’etichetta di “thriller”, perchè Fulci è proprio il regista a cui le etichette stanno strette, essendo un eversivo dei generi o come è meglio stato definito: un “terrorista dei generi”. Ma torniamo alla trama del film. Tutti i misteri ruotano attorno a degli omicidi di bambini avvenuti nei pressi di un paesino montano sperduto nell’ entroterra siciliano. I sospetti di questi omicidi sono sapientemente distribuiti tra una bellissima Barbara Bouchet (interprete di una figlia di papà dai costumi moderni), un ritardato mentale, e la grande Florinda Bolkan (che ha già lavorato con Fulci con il giallo Una Lucertola Dalla Pelle Di Donna) che interpreta il ruolo della “maciara”, una sorta di strega locale. Il ruolo di “detective” che cercherà di soddisfare la nostra curiosità è affidato al grande Tomas Milian, qui giovanissimo, che interpreta un astuto giornalista. Tutto è architettato in maniera maniacalmente perfetta al fine di depistare in ogni modo (anche in sfumature poco spiegabili) lo spettatore fino a portarlo al finale shock, ovvero la messa in scena del messaggio vero e proprio di questo film, estremamente eversivo verso la società dell’ epoca. Uno dei migliori film di Fulci che abbia mai visto, purtroppo uno dei meno conosciuti dai fans dell’ horror/gore che stravedono per i suoi zombi, anche perchè poco attrattivo in termini di internazionalità, essendo ambientato in un arretrato paesino della Sicilia più chiusa. Questa è a tutti gli effetti una pellicola di significativo stampo politico, che consiste in una critica determinata ai costumi retrogradi della società democristiana del dopoguerra. Una società chiusa nelle proprie paure che per autoconservazione crea fantasmi e miti, come quello dell’ immacolatezza cristiana, qui addirittura fonte di follia. “Accendura” (il nome del paesino) rappresenta tutto questo, una cultura che è rimasta quasi all’età del medioevo. La fotografia e i colori di questo film sono straordinari ma quello che impressiona di più è la colonna sonora del grande Riz Ortolani, che ad esempio descrive la sequenza divina dove la maciara viene aggredita nel cimitero. Una dolce melodia accompagnata dalla voce di Ornella Vanoni sopra la cruda violenza dell’ ignoranza. Per concludere non posso non evidenziare il grande atto di coraggio di Fulci nel trattare il tema della pubertà adolescenziale e di come un bambino a quei tempi doveva sacrificare presto anni della propria infanzia per diventare precocemente adulto. Confuso e non sempre pronto, si trova davanti ad una Barbara Bouchet completamente nuda (gli autori dovettero dimostrare davanti ad un giudice che quella scena era realizzata tramite un gioco di immagini e un nano). Di grande impatto e qualità.

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