IL COLOSSO DI NEW YORK

mh421a5j

Trama: Lo scienziato Jeremy Spensser muore in un incidente stradale. Perché il suo cervello non vada perso, lo zio di Spensser, valente chirurgo, riesce a trapiantarlo in un gigantesco automa; in un primo tempo esso si applica ai medesimi studi in cui lo scienziato eccelleva, poi improvvisamente va in tilt con risultati terrificanti.

CLICCA SUL VIDEO PER GUARDARE IL FILM COMPLETO

Titolo originale: Colossus Of New York
Lingua:
Anno: 1958
Paese: U.S.A.
Regia: Eugène Louriè

VOTO: 6 / 10
VOTO TRASH: 9 / 10

Recensione:
Il Colosso di New York è un classico della fantascienza americana anni ’50, riprende il canovaccio più volte filmato dello scienziato che tenta di fare cose assurde, o che si trovano in mezzo a situazione assurde, che non riesce poi a gestire. Tale pellicola possiede queste caratterisiche, ma al contempo lo reputo diverso da tutti i suoi simili. Questo è un film malinconico. Dall’ inizio alla fine. Il “colosso” come pupazzone gigante (non è poi così gigante) parrebbe buffo alla vista (alla vista di uno spettatore moderno si intende), ma è tanto buffo quanto patetico. Il “mostro” di cui parliamo deriva infatti dalla morte fisica di un grande scienziato che stava per vincere il nobel (lo chiamano in un altro nome ma è quello), quindi non non solo ha meritato un premio che non riceverà mai, ma lascia anche un figliolo e soprattutto una bella moglie da sola, in preda alle grinfie di corteggiatori pusillanimi. La malsana idea di trasferire il cervello del fu scienziato dentro al corpo di un robot gigante è balenata a suo zio, un famoso neurologo. Veramente inquietante la scena in cui il “colosso” si guarda allo specchio per la prima volta, e sempre più inquietanti sono i momenti in cui scopre di avere innumerevoli poteri mentali (stranamente la forza fisica non è affatto messa in evidenza anche se è un robot enorme) che usa sempre di più, fino ad agire in male, e a chiedere addirittura a suo figlio di terminare la propria vita. Sicuramente ispirato a Frankenstein ma modernizzato in maniera forzosa, scandendo nel melodramma con una morale non del tutto chiarissima, anche se indubbiamente c’entra con il potere che ha l’uomo e l’ uso che ne fa. Ma questo l’abbiamo già visto. Rimane questo grande pathos malinconico e buio che lo differenzia dal resto delle pellicole sue simili.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *