MASSACRO A SAN FRANCISCO

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Trama: Due giovani piedipiatti di Frisco (San Francisco), uno cinese di nome Don Wong (il nome del personaggio è anche il nome dell’ attore) e uno afroamericano di nome John, si imbattono per pura casualità in un losco affare di malavita. Lo sbirro di colore ci rimane secco e il suo grande amico cinese vuole vederci chiaro e così comincia ad indagare, nonostante gli sia stato tolto il distintivo per aver ucciso (per errore) un gangster nel tentativo di salvare proprio il suo compagno. Ma non ha fatto i conti con il boss dell’organizzazione (di incompetenti), nientemeno che Chuck Norris!!

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Titolo originale: Huang Mian Lao Hu
Lingua: 
Anno: 1974
Paese: Hong Kong / U.S.A.
Regia: Wei Lo (accreditato come William Lowe)

VOTO: 5 / 10
VOTO TRASH: 6 / 10

Recensione:
Dopo aver guardato questo Massacro a San Francisco dal nome molto evocativo, c’è da farsi qualche domanda. La principale è:  “quale massacro?“. Di morti in tutto il film se ne contano solamente due, solamente una in più di Bambi! Altro che massacro! E in più c’è da dire che queste morti strettamente necessarie per lo svolgimento del copione, sono solamente lasciate ad intendere e non impresse nel teleobiettivo, e a noi assetati di sangue cosa rimane? Per cui un grosso “MAH!” partendo quindi dal titolo. Parliamoci chiaro, ci troviamo davanti a un caso di Brucesploitation da parte della mitica Golden Harvest che sbarca, con questo film, timidamente negli states. Ovvero ci troviamo davanti ad un tentativo (abbastanza deludente) di sfruttare il mito di Bruce Lee tirando fuori dal cappello un emulo (questo poliziotto senza macchia di nome Don), mettendogli davanti proprio quel nemico che ha fatto conoscere in occidente Bruce Lee durante il leggendario combattimento nel Colosseo (vedi L’ Urlo di Chen Terrorizza Anche L’ Occidente). L’ ultima sequenza è guarda caso una sfida a colpi di karate tra il cinese e Norris, in questo film promosso a Boss (in quell’altro era uno sgherro). Ma Norris non ha ancora il peso per recitare una parte così consistente e poi il ruolo di mafioso spietato non gli si addice proprio con quei capelli angelici e quei baffetti biondi da sparviero. Molte cose sono lasciate andare al caso come per esempio la giustificazione di tutti quei cinesi dappertutto..”Mi piace circondarmi di cinesi, sono obbedienti” si giustifica Chuck… peccato non sia granchè convincente. Insomma, nonostante la copertina del DVD annoveri questo film a “Il Grande Cinema delle Arti Marziali” questo film non è nè grande, nè granchè di arti marzali a dire il vero, è più un classico poliziesco anni ’70 con meno sparatorie e un po’ più di calci piroettati, tutto qua. Unica nota in chiusura, particolarmente azzeccate sono le musiche anni ’70 (il film è del 1973) che assieme alle strade collinose di San Francisco fanno da cornice adatta alla sceneggiatura. Film blando, con poca violenza e finale impregnato di buonismo.

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