LA FINE DEL MONDO

Trama: Ralph Burton, un minatore di colore, resta intrappolato in una miniera. Visto che nessun soccorso lo raggiunge, l’uomo si districa da solo e riesce a risalire alla superficie. Sono passati solo cinque giorni, ma il mondo non c’è più. Una guerra nucleare ha spazzato via ogni essere vivente lasciando  più o meno intatto tutto il resto… Burton si aggira attonito e disperato in una Manhattan deserta, finché si imbatte in Sarah Crandal, bianca, anche lei sopravvissuta all’olocausto, e più tardi in Benson Thacker, bianco anche lui. Anche se solamente rimasti in tre, le tensioni si iniziano ad insinuare nel gruppo.

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Titolo Originale: The World, The Flesh And The Devil
Lingua: 
Anno: 1959
Paese: U.S.A.
Regia: Ranald MacDougall

Recensione:
La Fine Del Mondo,
un titolo diversissimo dall’ originale ma senz’ altro a prova di stupido. Un film molto fluido ed interessante nonostante rappresenti uno dei primi tentativi di inscenare il tema di “ultimo uomo sulla terra” o “uomo solo con sè stesso”. Personalmente la tematica ha sempre mosso un grande interesse in me, sia per il mio carattere solitario, sia perchè la stragrande totalità delle volte, l’uomo in questione, quello rimasto da solo sulla terra, non è l’ uomo: ma l’ Uomo. Egli rappresenta chiaramente il genere umano stesso. Questi film sono pure tesi di antropologia. Lo dico con cognizione di causa avendone visti parecchi del genere, e posso tranquillamente affermare che questo è un film ben ragionato e altrettanto semplice allo stesso tempo, privo delle metafore de L’ Ultimo Uomo Sulla Terra (con il grande Vincent Price), privo della crudezza de L’ Ultima Donna Sulla Terra, e meno egocentrico di 1997: Occhi Bianchi Sul Pianeta Terra. Più raffinato certamente ma aperto a trattare temi veramente duri in quegli anni come il razzismo, l’amore libero, la gelosia, la guerra, il matrimonio, la solitudine, tutto usando come pretesto l’assurda e drammatica vicenda. Il protagonista è un bravissimo attore di colore che con la sua bravura ha saputo far ruotare attorno a sè tutto il film, nonostante la presenza della bionda e di un co-protagonista di chiare origini anglosassoni. Il protagonista nero mi fa inevitabile sospettare che il caro vecchio George Romero potrebbe aver preso spunto da questo film per il suo La Notte Dei Morti Viventi. Chissà!

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