IL VAMPIRO DELL’ ISOLA

Trama: Recatosi sulla tomba della moglie, in un cimitero su un’isola del mare greco, un generale scopre che la tomba è stata manomessa. Del gruppo del militare fanno parte anche un giornalista americano e l’ambasciatore inglese con la moglie. Nel gruppo scoppia il panico quando sembra che uno di loro sia posseduto da uno spirito vampiresco. Chi sarà?

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Titolo Originale: Isle Of The Dead
Lingua:
Anno: 1945
Paese: U.S.A.
Regista: Mark Robson

Recensione:
Come tutti i racconti che si svolgono su piccole isole, anche quello di cui tratta questa pellicola, non si sottrae alle più intuitive simbologie. L’ isola può essere un aspetto interiore dell’ animo umano e gli abitanti le varie sfaccettature (l’ animo umano che in questo caso combatte tra ragione e paura), oppure l’ isola è il mondo in cui viviamo e l’ insieme dei suoi abitanti, la società a cui apparteniamo. Entrambe le due interpretazioni si sposano perfettamente con questo vecchio film del 1945 che cerca di indagare sulle paure e sulle superstizioni antiche, citando persino mitologie lontane come quella greca. I protagonisti di questa vicenda sono perfetti prototipi della società moderna. Il generale (magistralmente interpretato da Boris Karloff) rappresenta il potere esecutivo, un giornalista il famoso quinto potere, un ambasciatore con moglie rappresenta il potere politico, il dottore dell’ esercito rappresenta la scienza, una vecchia megera rappresenta il popolo ignorante e uno svizzero rappresenta per il paese da cui ha origine, la finanza e la borghesia. Elemento in più rispetto alla compagine è una bellissima ragazza che dapprima vediamo ribelle e forte, ma poi la vediamo intimorita da tutto persino di sè stessa, mentre cede piano piano alle continue accuse della megera di essere una Volvoka, un essere soprannaturale a metà tra il vampiro e il licantropo. Essendo di produzione americana ovviamente la figura più coraggiosa e positiva non può essere che il giornalista, e cioè il belloccio di turno, che arriverà addirittura a prendere le difese della fanciulla. Questa analisi sociologica del racconto non voglia però snaturare il clima pensante e tetro che questo film va piano piano ad insinuare nella mente dello spettatore, con un uso sapiente di luci e ombre (la magia del bianco e nero). Insolita la scelta del “male” in questo caso dapprima attribuito alle setticemia, e poi proprio a questa creatura della superstizione greca, che come falsamente ci suggerisce il titolo non è un vampiro ma appunto una volvokla.

 

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