GUILTY OF ROMANCE

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Lingua: 

Titolo originale: Koi no tsumi
Anno: 2011 I Paese: Giappone
Regia: Sion Sono
Attori:  Miki MizunoMakoto TogashiMegumi Kagurazaka 
 

Si chiude così la trilogia dell’ odio di Sion Sono, rivelazione prodigiosa del cinema nipponico degli ultimi anni. Una conclusione degna di lode, al pari dei due precedenti capitoli: Love Exposure e Cold Fish. Personalmente io l’ avrei chiamata “trilogia della libertà” perchè tutti questi tre film rappresentano odissee personali per liberarsi da una auto-prigionia, si vivono prove di nervi ed emozionali spaventose pur di evolvere da una vita angustiosa e priva di significato. Io non so se il signor Siono abbia avuto problemi in famiglia ma ho notato che questo malessere in tutti i film proviene anche e soprattutto dalla “famiglia”. La liberazione personale coincide sempre con la liberazione dalla famiglia e quindi la maturazione di sè. Questo non basta a spiegare l’arte di Siono, perchè se dentro al nostro animo riesce a muovere qualcosa con la sintesi dei personaggi e dei dialoghi, egli è capace di suggestionare i nostri occhi di un’arte visiva spettacolare a seconda del film e di cosa vuole esprimere. Cold Fish è pieno di colori freddi e crudi, mentre questo Guilty of Romance è un esplosione di colori fluo e oscurità. In “Love Exposure” la liberazione è di due persone, e in generale, la liberazione dell’amore. In Cold Fish è la liberazione di un uomo. In Guilty of Romance è la liberazione di una donna. Izumi, che nella sua vita sentimentale perfetta ma stagnante, vuole cercare il suo “Castello” Kafkiano (sul castello Kafkiano ruota attorno il film) e lo fa dapprima entrando in contatto con un’ agenzia di modeling, e poi incontrando una prostituta di nome Mizuko. Una strana donna che ha una doppia vita, ispirata insegnante di letteratura all’università e prostituta rapace e sicura di sè di notte. Izumi viene trascinata sempre di più daglie eventi (anche per sua inconscia volontà) in un turbine scuro che la porterà a liberarsi di tutto, anche della precedente sè stessa, in maniera totale, rinascendo come una creatura consapevole di sè stessa. Amanti delle follie giapponesi non allarmatevi, questo non è un pippone filosofico come magari ho dato impressione che sia, è uno shock visivo legato ad un caso di cronaca nera orribile, una donna trovata mutilata, i cui pezzi sono stati usati per sostituire le parti mancanti di due manichini di donna. E mi fermo qui, sperando di aver stuzziacato la vostra cuorisità!


Scritto da: Il Guardiano dello Zoo


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