7, HYDEN PARK – LA CASA MALEDETTA

Trama: E’ la torbida relazione di un terzetto composto da Joanna (Christina Nagy) , una ricca donna paraplegica, Craig (David Warbeck), un allenatore sportivo, e la migliore amica di Janna, Ruth (Carroll Blumenberg). Gli ultimi due progettano in segreto di uccidere la riccastra dopo averla convinta a sposare l’ allenatore paraculo di modo che egli diventi beneficiario dell’eredità. Ma come ucciderla?

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Titolo Originale: 7, Hyden Park – La casa maledetta
Lingua
Anno: 1985
Paese: U.S.A ./ Italia
Regista: Alberto De Martino (accreditato come Martin Herbert)

Recensione:
Ci sono molte cose veramente sbagliate in questo film, la prima cosa è guardarlo pensando di godersi un bell’ horror italiano d’ altri tempi. La seconda cosa è che non c’è nessuna casa maledetta (semplicemente i distributori italiani hanno voluto sfruttare il successo del capolavoro di Raimi) e anche se ci fosse, non si trova sicuramente ad Hyden Park, perchè a Hyden Park c’è la chiesa dove avvengono i due delitti attorno a cui ruota il film. Alberto De Martino (qui alla sua ultima pellicola) è chiaramente stanco e (magari) spinto dalla fame di portare a casa il pane, sembra non metterci neanche un mignolo di passione nel lavorare, pensando magari di fare tombola solamente per il piglio fasullamente internazionale (il film è ambientato a Boston e New York, la manovalanza è accreditata con nomi anglofoni di pura invenzione) che la produzione (Fulvia Film) ha voluto dare a questa pellicola sciatta e insulsa, che non porta niente nè al cinema in generale, tantomeno al genere all’ horror. Una bella fregatura. Aggiungo che non solo il film nel complesso è piatto, ma nell’ultima scena in cui dovrebbe sommarsi la tensione a cui molto lentamente ci hanno preparato, sono stati capaci di creare la sequenza più lunga ed estenuante che abbia mai visto in vita mia. La recitazione è talmente sciapa e senza un minimo di coinvolgimento da parte degli attori, che l’ immedesimarsi nei personaggi porterebbe sicuramente ad un’ encomio dal centro di sperimentazione cinematografica per il grande impegno dimostrato. Soprattutto la protagonista che invece di fare l’attrice sulla sedia a rotelle, dovrebbe andare a lavorare al banco del pesce con le proprie gambe. Non fatevi ingannare dalla copertina invitante, nè dal mitico bollino AVO Film che solitamente garantisce la fruizione di buone perle da scoprire.

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