NEL TEMPIO DEGLI UOMINI TALPA

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Titolo originale: The Mole People
Anno: 1956 I Paese: U.S.A.
Regia:  Virgil W. Vogel (accreditato come Virgil Vogel)
Attori:  John AgarCynthia PatrickHugh Beaumont
 

Su una montagna dell’Asia, un gruppo di archeologi scopre una cavità da cui si accede a un mondo sotterraneo abitato da una civiltà sopravvissuta dai tempi di Noè. La mancanza di luce ha reso albina questa strana razza che per vivere sfrutta il lavoro degli schiavi uomini-talpa. Creduti all’inizio divinità, gli archeologi rischiano grosso quando gli albini capiscono che sono comuni mortali

Signori e signore ci troviamo davanti ad un classico del cinema di fantascienza americano anni ’50, una pietra miliare del cinema d’ oltreoceano, che ha poi ispirato positivamente vari artisti durante i decenni successivi. Il senso complessivo del film è di chiara matrice americana: nel sottosuolo della terra esiste un popolo schiavizzato (gli uomini talpa) da un’ elite che si crede superiore (i discendenti dei sumeri che anch’essi abitano il sottosuolo), arrivano gli americani e scombinano tutto in nome della libertà per mezzo, tra l’altro, di una invenzione tecnologica (una torcia elettrica) creata dalla propria civiltà. Vi ricorda qualcosa? Non che la libertà sia una brutta cosa, ma che servano 3 archeologi americani per “importarla” dopo 5000 anni di schiavitù… Va bè… a parte questa punta polemica che mi dovevo togliere dalla scarpa, il film è un gran bel film. Voglio dire, abbastanza low budget come usava una volta (costumi orrendi e fondali dipinti ancora più orribilmente) ma di particolare effetto nostalgico. Se per La Mantide Omicida l’ approccio era quasi totalmente scientifico/militaresco, con questo film si entra nel campo della pura avventura. Spedizioni su altissime montagne innevate, esplorazioni in tunnel oscuri, scoperta di civiltà antiche, arrivando anche a scomodare nientemeno che il mitico Gilgamesh, che per creanza viene solamente nominato. Però interessante davvero come hanno elaborato da antichi scritti e mitologiche teorie, tutto l’impianto soggettistico, per giustificare questa assurda vicenda, che come è precisato nell’ introduzione di un distinto signore munito di mappamondo, è una vicenda ai limiti della fantasia. Una variante dai film più integralisti del genere, è il ruolo molto marginale della bionda di turno. Chiaramente è una bionda con pettinatura anni ’50 e di carnagione bianca, che discenda dai sumeri è un’ attimino strano è vero, ma non più della popolazione antica che parla in inglese con gli americani e il gran sacerdote che sembra Christopher Lee dei poveri… Tutti errori puerili che sarebbe stupido considerare in una valutazione complessiva del film, che resta un ottimo capitolo della vastissima cinematografia sci-fi. Consigliato a tutti, soprattutto a chi è agli inizi con questo genere. Gustoso il finale che ho apprezzato in maniera particolare.

Scritto da: Il Guardiano dello Zoo


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